Come creare un contest di successo per il Vinitaly

Ormai il prossimo vinitaly è alle porte, mancano appena 3 settimane, ma ritengo che ci sia ancora tempo sufficiente per preparare un piccolo contest per l’evento. Vinitaly è la manifestazione di riferimento del settore vinicolo, oltre 150 mila visitatori provenienti da circa 120 Paesi. Quattro giorni di grandi eventi, rassegne, degustazioni e workshop mirati all’incontro delle cantine espositrici con gli operatori del settore, ma anche con tantissimi semplici consumatori e appassionati di vino. Infatti, anche se il Vinitaly è una fiera professionale, tanti visitatori sono semplici consumatori e appassionati di vino, perché il vino, diciamoci la verità, è uno di quei prodotti che è spesso presente nei momenti più belli della nostra quotidianità, e quindi è del tutto normale che tantissimi visitatori non siano operatori del settore.

Quando una cantina partecipa ad una fiera importante come quella del Vinitaly nulla è più deprimente dal vedere il proprio stand vuoto o poco frequentato, soprattutto quando quelli dei nostri vicini sono stracolmi di visitatori. Ovviamente, sono soprattutto le piccole cantine a soffrire parecchio di questo problema, i grandi marchi hanno sempre gli stand stracolmi di gente, perché sono più preparati e abituati a gestire gli eventi importanti come il Vinitaly. Al contrario le piccole cantine, e i marchi meno conosciuti hanno serie difficoltà a riempire il loro stand con continuità, e quindi durante l’arco della giornata ci possono essere spesso momenti in cui non ci sono visitatori nello stando, o comunque, se ci sono, sono veramente pochi. Allora perché non provare a riempire lo stand con un contest, ovvero con un concorso a premi? Perché non invogliare i semplici visitatori a fermarsi allo stand per conoscere il vostro marchio e i vostri prodotti?

Uno dei modi migliori per farlo è proprio quello di organizzare un contest all’interno del proprio stand! Non deve essere necessariamente qualcosa di complicato, anzi al contrario, deve essere qualcosa di veramente semplice, immediato, veloce, e soprattutto ci deve essere un premio!!! Per esempio, potete organizzare un photo contest o un video contest perché si prestano benissimo al caso. Al giorno d’oggi infatti tutti dispongono di un telefonino, e utilizzano i vari social networks, quindi il contest è facile da organizzare.

Allora come detto, supponiamo che il contest sia un photo contest con Twitter, che prevede il semplice passaggio dal vostro stand, la degustazione dei vostri vini, e la condivisione su Twitter di un selfie scattato con voi proprio all’interno dello stand. Come premio, per ogni 100 partecipanti, ci sarà una bella cassa di 6 bottiglie del vostro vino, che verrà spedita a casa di ogni vincitore. Come potente immaginare il contest è semplice da realizzare ma per avere successo bisogna prepararsi bene. La prima cosa da fare è quella di scegliere un bel #hashtag da utilizzare per il contest, per esempio #ilmiovinitaly, sono sicuro che voi potete fare di meglio nella scelta del vostro #hashtag, magari mettendo il nome del vostro marchio o quello di un vostro vino, e via discorrendo. Gli #hashtag hanno un ruolo fondamentale nelle strategie di social media marketing, ma anche nei contest come questo. Perché migliorano la visibilità del contest, aiutano la percezione del brand, e permettono soprattutto il monitoraggio dei risultati. Oltre alla scelta di un buon #hashtag, vi consiglio di preparare anche un bella frase che contiene il vostro #hashtag così i visitatori del vostro stand, che parteciperanno al contest, non perderanno neppure il tempo per pensare a cosa scrivere per esempio nel loro tweet, perché lo hanno già bello e pronto.

A questo punto è il momento di divulgare la notizia del vostro contest con ogni mezzo, quindi utilizzando i diversi social networks, inviando comunicati stampa ai vari portali e chiedendone la pubblicazione, scrivendo ai diversi blogger del vino per chiedere anche a loro di partecipare, etc. etc. Dovete farlo soprattutto nelle due settimane che precedono l’evento, così le persone non lo dimenticano, ma ricordate però, che deve essere fatto con una certa costanza. Con questo però non voglio dire che dovete diffondere continuamente lo stesso tipo di contenuto (testo, immagini, video), altrimenti la gente si annoia. Cambiate continuamente i contenuti, rendeteli coinvolgenti. Durante questo breve periodo controllate giornalmente le statistiche del vostro sito web. Se state facendo le cose per bene, correttamente, dovreste vedere un netto incremento dei visitatori sul vostro sito web, in particolare sulla pagina dedicata al contest. Infatti, tutte le informazioni dettagliate sul contest, tipo il regolamento, il premio, e via discorrendo dovete metterle sul vostro sito web, e non per esempio sulla vostra pagina Facebook. Sui social networks dovete si menzionare il contest, anticipando alcune informazioni, coinvolgendo le persone, ma il resto della notizia la devono leggere sul sito web. Perché? Semplice, per misurare la reale efficacia della vostra strategia di comunicazione. Molto spesso le persone regalano i propri like, condividono le notizie, ti aggiungono ai preferiti, e il tutto senza aver letto nulla della notizia!!! Quindi se io pubblico la notizia del mio contest sul mio profilo di Facebook o Twitter, per esempio, non mi basta contare i like o le condivisione, voglio avere una misura precisa dell’efficacia della mia comunicazione, e questo è possibile solo se cliccano su un link che porta alla notizia completa presente nel mio sito web.

A questo punto, dopo aver fatto tutto il possibile e l’immaginabile per comunicare a tutto il “mondo” il nostro piccolo concorso a premi, e tempo di prepararsi per la fiera. Per lo stand servono poche cose, una persona preparata e simpatica, un bel display che faccia riferimento al vostro contest e che le persone possono leggere passando davanti al vostro stand, un piccolo gadget da regalare, un semplice modulo per prendere nota dei dati personali delle persone che partecipano al contest, e una bella paginetta con l’informativa sulla privacy. La persona a cui assegnare il compito di ricevere i visitatori deve essere ovviamente simpatica, ben preparata nel guidare i visitatori con le degustazioni dei vini, e soprattutto intraprendente. Cioè non deve aspettare che i visitatori entrino da soli, ma deve provare a convincerne sempre di più tra quelli che passano davanti allo stand. Anche perché di persone che non sanno nulla del contest ne passeranno centinai e centinai davanti allo stand. In aiuto della persona, in questa azione di convincimento, e di persuasione troviamo il display professionale fatto realizzare per l’occasione. Nel display deve essere ben visibile un messaggio adhoc che fa riferimento al contest, che tutti ma proprio tutti posso leggere passando davanti allo stand. Non dimenticare di menzionare il premio, una bella cassa di vino per ogni 100 partecipanti, se siete di manica larga potete fare anche ogni 50 partecipanti. 

Adesso non vi resta che far degustare i vostri vini ai visitatori, e convincerli a partecipare al contest. Chiedete loro di compilare il modulo con nome, cognome, ed email necessari per recapitare le casse di vino ai vincitori. Non dimenticate di mostrare loro la paginetta con l’informativa sulla privacy, e sull’uso che farete dei loro dati. Vi assicuro che le persone apprezzeranno la vostra serietà. Ringraziate i partecipanti, e prima di salutarli, donate loro il gadget. Che tipo di gadget? Un DropStop va benissimo, perché è un oggettino utile e poco costoso. Il DropStop però deve essere personalizzato con il vostro logo, l’indirizzo del vostro sito web, e udite udite un bel codice promozionale (coupon) che possono utilizzare per acquistare sul vostro sito web i vostri buonissimi vini ad un prezzo decisamente vantaggioso. Durante tutto il periodo del Vinitaly non smettete di comunicare e divulgare online il vostro contest, e soprattutto non smettete di tenere d’occhio le statistiche del vostro sito web, e perché non dei vostri account sui vari social networks.

DropStop

Cari produttori, se organizzate tutto bene e nei minimi dettagli vi assicuro che ci sarà un bel ritorno di immagine per la vostra bella cantina. E soprattutto ritornerete a casa con un bel numero di contatti. E sì, avete già dimenticato i dati raccolti? Infatti, potete utilizzare tutti i dati raccolti, non solo per comunicare a tutti chi è, o chi sono i fortunati vincitori, ma anche e soprattutto per fidelizzarli ulteriormente. Inoltre, con il coupon stampato sul DropStop che avete dato in omaggio, potete anche valutare l’efficacia del contest anche a distanza di giorni dalla fine dell’evento. Perché se i vini sono piaciuti, ed ai visitatori è rimasto un bel ricordo, alcuni non esiteranno ad ordinare i vostri vini sul vostro sito, grazie allo sconto che avete dato. Buon Vinitaly a tutti!

E-commerce vino: WordPress e Woocommerce e vai sul sicuro

Il settore dell’e-commerce non conosce la crisi. Per dare un’idea, secondo alcuni studi in Italia nel 2014 il mercato e-commerce B2C ha fatto registrare un +17% per un valore di 13,3 miliardi di euro. Non so se questi numeri siano reali, è sempre difficile raccoglierli, ma è comunque evidente a tutti quanto l’e-commerce sia giorno dopo giorno sempre più importante per tantissime attività commerciali, incluso le cantine, anzi soprattutto per le cantine. Il valore del mercato e-commerce italiano rappresenta solo 1/7 di quello UK, 1/5 di quello tedesco e 1/3 di quello francese, in poche parole c’è ancora spazio per crescere, per aggiungere al classico canale di vendita offline, anche quello online.

e-commerce vino

Una occasione unica per le cantine che desiderano superare la crisi economica che attanaglia l’Italia ormai da anni, e che purtroppo, ma spero di sbagliarmi, continuerà ancora per tanto tempo. Soprattutto le tante piccole cantine a conduzione familiare hanno una opportunità unica, quella di colmare il gap che le separa da quelle più grandi, almeno sulla rete. Vendere vino online per una piccola cantina a conduzione familiare può anche significare molto in termini economici. Oggi infatti il problema dell’e-commerce in Italia è fondamentalmente un problema di offerta, e non di domanda, e questo in tutti i settori commerciali, incluso pertanto quello vinicolo. I consumatori di vino che desiderano acquistare online sono sempre di più, in particolare quelli che desiderano comprare direttamente dal produttore. I consumatori di vino che acquistano in rete sono mediamente più informati di quelli che acquistano offline, e sono soprattutto più curiosi, sempre alla costante ricerca di nuove tipologie di vino, nuovi produttori, piccoli gioielli vinicoli poco commercializzati, e via discorrendo. Perché allora non offrire loro questa opportunità?

In questo mio articolo desidero però solo farvi conoscere la piattaforma ideale per vendere vino online, ed evitare almeno, dal punto di vista operativo e tecnico, le brutte sorprese, e soprattutto gli sprechi di denaro, e le perdite di tempo. Se desiderate invece approfondire alcuni aspetti sull’e-commerce vi consiglio di leggere questi due mie articoli precedenti: “La vendita di vino online come opportunità per superare la crisi economica” e “La vendita vini online fatta con successo”.

Aprire un sito e-commerce è facile!

Ebbene sì, aprire un sito e-commerce non è mai stato così facile come al giorno d’oggi. Sia ben chiaro che mi riferisco esclusivamente alla scelta della piattaforma di e-commerce, e alla messa online della stessa. La vendita online dei prodotti, quella vera e propria per intenderci, è tutta un’altra storia, ed è difficile. Insomma, il solo possedere una macchina di F1 non fa di me un campione della categoria! Ritorniamo però al nostro sito di e-commerce, e vediamo come scegliere la soluzione ideale per la vostra bella cantina. Come sicuramente avrete già notato andando online, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Online è possibile trovare decine e decine di soluzioni, tutte molto valide, per mettere su un e-commerce completo e professionale in quattro e quattr’otto.  Sostanzialmente abbiamo due tipologie di e-commerce, entrambe buone. Quella hosted, cioè una piattaforma bella e pronta, gestita da un provider e quindi pronta all’uso, due nomi su tutti Shopify e BigCommerce, a cui pagherete una quota mensile per l’affitto della piattaforma di e-commerce. E’ una soluzione molto diffusa tra piccoli e medi commercianti, perché così sono liberi di concentrarsi solo sulla vendita vera e propria, mentre la gestione tecnica, tipo gli aggiornamenti della piattaforma, i miglioramenti, l’aggiunta di nuove funzionalità, etc. etc. è tutta a carico del provider del servizio.

La seconda soluzione e-commerce possibile è quella self-hosted, che è esattamente l’opposto della prima, in questo caso tutto ma proprio tutto è a carico del commerciante. Questa seconda soluzione, spesso si basa sull’utilizzo di piattaforme di e-commerce open source, quindi gratuite, le più note sono per esempio Magento, Prestashop, o Woocommerce (plugin di WordPress). Questo però non vuol dire che aprire un e-commerce adottando una piattaforma open source costa poco, la piattaforma è gratis, ma tutto il resto è a pagamento. Ma allora qual è la soluzione ideale? Io non starò qui ha spiegarvi tutti i pro e i contro delle due diverse soluzioni, anche perché un giorno non mi basterebbe, ma vi dico subito che la soluzione ideale per voi è quella self-hosted.

WooCommerce - excelling eCommerce

Mi basta un esempio per farvelo capire. Immaginate adesso di essere sfortunati come il sottoscritto, e di essere costretti a lavorare per vivere, e che per lavorare dovete percorrere ogni giorno 50 km. Bene in questo caso avete due possibili scelte, utilizzare i mezzi pubblici (hosted) per raggiungere il vostro posto di lavoro, o comprare un mezzo di trasporto tutto vostro (self-hosted). Adesso pensate a tutti i pro e i contro delle due soluzioni di trasporto, e traetene voi le dovute conclusioni. Più è lontano il vostro posto di lavoro, ovvero la vostra meta e cioè il vostro obiettivo aziendale, più è conveniente la soluzione self-hosted, e non solo per motivi economici. Ma quale piattaforma self-hosted scegliere? Intanto dovete evitare come la peste tutte le piattaforme di e-commerce proprietarie, cioè quelle realizzate su misura per voi dalle web agency, o comunque di proprietà della web agency. Le piattaforme self-hosted proprietarie sono costose, anzi costosissime, e hanno costi che a volte sono proibitivi per le PMI. E poi se un bel giorno la web agency dovesse improvvisamente sparire vi trovereste con un e-commerce “abbandonato”, e al primo problema non ci sarebbe nessuno disposto ad aiutarvi. A quel punto sareste costretti a passare ad una nuova piattaforma, e ricominciare da capo. Al contrario utilizzando una soluzione open source, con alle spalle una comunità di migliaia e migliaia di sviluppatori, trovare qualcuno in grado di risolvere i vostri problemi non sarebbe difficile. In definitiva dovete sempre optare per una soluzione open source!

WordPress e Woocommerce la soluzione ideale

Adesso che sappiamo che la soluzione ideale è quella open source, quale piattaforma di e-commerce dobbiamo scegliere? Su Internet possiamo trovare veramente tantissimi pacchetti di e-commerce open source, Magento, Prestashop, OpenCart, ZenCart, OsCommerce, e molti altri tra cui il mio favorito Woocommerce che è uno dei tanti pluging per WordPress, in grado di mettere su un e-commerce in brevissimo tempo. Come è facile immaginare, ogni soluzione ha sia punti di forza che di debolezza. Spesso sono tutti prodotti molto validi, ma voi per la vostra bella cantina dovete scegliere la soluzione migliore, quella in grado di aggiungere valore alla vostra già bella attività commerciale. Una soluzione che allo stesso tempo sia facile da usare, flessibile, e soprattutto potente. Questa soluzione è l’accoppiata vincente WordPress e Woocommerce.

Wordpress e Woocommerce

Ma vediamo brevemente perché. WordPress è il content management systems (CMS) più utilizzato al mondo, e sono già milioni e milioni i siti web che ne fanno uso. WordPress è il content management systems più completo oggi presente sul mercato, già di suo pieno di funzionalità, e in grado di creare qualsiasi tipo di sito web, e non solo e-commerce. Nato alcuni anni fa come piattaforma di blogging, WordPress si è evoluto in un potente CMS in grado di soddisfare le esigenze di qualsiasi azienda, dalle più piccole alle più grandi. Un altro aspetto per preferire WordPress ad altri CMS, è quello di essere stato costruito e ottimizzato per la SEO. I contenuti di un sito web, e il posizionamento nei motori di ricerca sono di fondamentale importanza per il successo online (e non solo online) di una azienda. Tutti voi sicuramente conoscete Usain Bolt, l’uomo più veloce del mondo (almeno per il momento), bene, WordPress è l’Usain Bolt dei CMS per quanto riguarda l’aspetto SEO, e vi assicuro che basta questo per sceglierlo come piattaforma di content management systems per la gestione dei contenuti del vostro bel sito web. Anche per il plugin Woocommerce, necessario per aggiungere le funzionalità di e-commerce a WordPress, le motivazioni sono le medesime, esattamente le stesse. In breve WordPress e Woocommerce sono il maschio e la femmina della stessa specie!

Costo di un sito e-commerce

Passiamo adesso ad uno degli aspetti più importanti di un sito di e-commerce, il suo costo. Al giorno d’oggi, mettere sù un sito di e-commerce completo di tutte le funzionalità più comuni che, ritroviamo in qualsiasi negozio online, costa veramente pochissimo. Possono bastare anche poche centinaia di euro. WordPress e Woocommerce sono gratuiti, basta andare quindi su Themeforest, scegliere e acquistare un modello di sito web professionale adatto ovviamente a WordPress e Woocommerce, circa 50 euro, trovare un ragazzino che sappia installare il tutto e il gioco è fatto. Ma siccome, e di questo sono sicuro, siete degli imprenditori seri e professionali, non vi rivolgerete al pinco pallino e smanettone di turno, cioè al nipote studente di informatica, al vicino di casa con la fissa della tecnologia, al vostro cantiniere tuttofare, solo perché vi hanno raccontato che lo possono fare loro per voi, così vi faranno risparmiare, non è vero? Bene, in questo caso allora vi costerà sicuramente di più.

Grossomodo, per una cantina che ha poche etichette, ci vuole circa una settimana per mettere online l’e-commerce, tutto perfettamente funzionante, configurato nei minimi particolari, con i contenuti ottimizzati, e tutto il resto. In definitiva, se trovate un professionista serio a basso costo, dovete mettere in preventivo qualcosa come 1.500 euro. Vi sembrano troppi? Assolutamente no, è il minimo. Basta pensare che, di questa somma lo stato, socio di maggioranza del professionista che vi farà il lavoro, si beccherà più o meno la metà, quindi al professionista rimarranno diciamo circa 100 euro “puliti” per ogni giorno di lavoro fatto. Comunque, anche in questo caso, come potete vedere, avere un e-commerce sul sito web della propria cantina non costa poi tanto. E’ economicamente fattibile anche in un periodo di crisi come questo. Ovviamente, avere l’e-shop sul proprio sito web non significa che, vedere il vino online è facile, anzi vendere online è veramente difficile, vino o non vino, soprattutto non è possibile senza la programmazione di ulteriori investimenti di tempo e denaro.

Woocommerce versus

Social media marketing, la grande illusione!

Cari produttori di vino, buon 2015! Voglio dedicare il mio primo articolo del 2015 al social media marketing, perché non è tutto oro quello che luccica quando si parla di social network. Negli ultimi due anni si è fatto un gran parlare di social network e di social media marketing anche tra i tanti produttori di vino. In massa avete abbandonato i vostri vecchi siti web (non è un eufemismo) a favore dei social network nella speranza che quest’ultimi vi facciano acquisire sempre più clienti. Clienti che, con la crisi economica che perdura ormai da anni, continuano a calare. Non è un caso infatti se tanti social media guru o pseudo tali sono nati come i funghi, e i corsi di social media marketing si sprecano.

Cari produttori di vino, state investendo tempo e denaro su Facebook, Twitter, e compagnia bella pensando di avere una relazione con i vostri clienti o potenziali tali? Male! Non illudetevi, perché il ritorno sull’investimento non è proprio così evidente, sicuramente non lo è per la maggior parte di voi. Ovviamente tutto ciò vale anche per altri tipi di aziende, e non solo per i produttori di vino. Quello che i tanti guru del social media marketing non vi dicono è che per ogni caso di successo che vi raccontano ce ne sono decine migliaia che hanno miseramente fallito il loro obiettivo. In poche parole vi fanno vedere solo quello che conviene a loro per vendervi i loro servizi.

Perché il social media marketing è una grande illusione?

Diverse studi fatti sui social network mostrano che i vari KPI, cioè gli indicatore chiave di prestazione, non sono poi proprio così interessanti da far gridare tutti al successo. Per esempio un recente studio della Forrester Research, mostra che solo il 2% dei posti pubblicati dalle grandi aziende su Facebook raggiunge l’attenzione degli utenti del famoso social network. Nessuno sano di mente infatti può affermare che con un Facebook Organic Reach del 2% si ha davvero un rapporto con i propri clienti tramite Facebook. Inoltre un altro studio sempre della Forrester Research mostra come l’engagement con i propri fan sempre su Facebook sia solo un misero 0,07%. Con questi numeri possiamo dire veramente di avere un rapporto con i nostri clienti? Ovviamente no. Per la verità i dati in mio possesso dicono che sia il valore del Facebook Organic Reach che dell’Engagement sono circa 3 volte superiori, ma io ho accesso solo ad un numero limitatissimo di account Facebook, sicuramente inferiore a quello della Forrester Research. In ogni caso sono numeri molto bassi, per gridare al successo.

Certo, storie di successo con valori più alti ci sono sicuramente, ma come già detto sono solo un caso su migliaia e migliaia di storie di insuccesso. Anche nell’altro grande social network, Twitter, le cose non vanno diversamente, il grado di interazione degli utenti oscilla nella maggior parte dei casi tra il 2% e il 6%, veramente troppo basso per essere utile alle aziende. Stesso discorso vale più o meno anche per tutti gli altri social network, dove solo Instagram mostra valori di engagement superiori, ma per quanto tempo ancora? Insomma, le statistiche ci dicono che i vari KPI sono comunque in costante calo, e che per emergere bisogna fare molto molto di più rispetto al passato, adottando per esempio una strategia di content marketing sempre più mirata al proprio target.

I motivi di un tale calo costante dei vari KPI sono i più vari. In generale il fatto è che il “rumore” nei social network sta aumentando in modo esponenziale. Sempre più persone fanno uso dei social network, tutti seguono tutti, senza averne il bisogno, specialmente quando si tratta di aziende. Le persone usano i social network principalmente per svago, per relazionarsi tra loro, non con le aziende, anche se poi le seguono comunque. E che dire poi del fatto che le persone il più delle volte ti regalano un likes, un retweet, o condividono i tuoi messaggi senza averli veramente letti, contribuendo ad inficiare i valori dei vari KPI già molto bassi, e rendendoli cosi ancora più inutili di quello che realmente sono.

Social media marketing

In breve, se la vostra strategia di comunicazione si basa esclusivamente sui social network, allora mettetevi il cuore in pace, e non illudetevi, perché i risultati nella quasi totalità dei casi non saranno minimamente soddisfacenti. Per avere un minimo di successo sui social network bisogna dedicare loro non meno di 2 o 3 ore al giorno, avete tutto questo tempo a disposizione in azienda? Non credo proprio. La presenza sui social network deve far parte della vostra comunicazione online, ma non deve essere l’unico vostro canale di comunicazione perché si rischia di rimanere delusi dai risultati ottenuti. Al contrario se realmente volete approfittare delle tante opportunità che la rete vi offre per sviluppare il vostro business allora dovete puntare sulla comunicazione online a 360°, perché gli effetti dei vari canali di comunicazione sono sinergici tra loro. E soprattutto non dimenticate che il vostro sito web è il cuore della vostra comunicazione online, pertanto non trascuratelo, anzi sviluppatelo dotandolo di un blog ricco di contenuti di qualità, di e-commerce, di strumenti di relazione social, di newsletter, e via discorrendo. Infine, non fidatevi dei tanti esperti di social media marketing in circolazione!

Campagna SEO, la checklist per avere successo

La prima regola del web, per una azienda che vuol fare business, è farsi trovare facilmente dai navigatori internet e soprattutto dai potenziali clienti. Quelli veri, quelli disposti a fare affari con voi. E l’unico modo per poterlo fare, almeno online, è con una seria campagna SEO. Purtroppo, e dico purtroppo, la maggior parte delle campagne SEO sono destinate al fallimento, perché non portano a risultati, o perché i risultati sono decisamente inferiori alle aspettative del cliente. Se vuoi capire se la tua campagna SEO è ben fatta, e ti porterà nel medio e lungo periodo al successo, allora devi rispondere Sì a tutte queste domande.

Scritta seo in blocchi di legno

Le keyword scelte per la tua campagna SEO sono quelle giuste?

Ottimizzare le pagine di un sito web con le keyword sbagliate è una delle principali cause di fallimento di una campagna SEO. Anche nel caso ideale che tu, produttore di vino, ti sia rivolto ad un professionista o ad una nota web agency è molto probabile che la tua campagna SEO non porterà a risultati apprezzabili. Spesso le keyword selezionate per ottimizzare le pagine web sono quelle che voi, tu e il professionista che ti segue, pensate che i vostri potenziali clienti utilizzano per fare ricerche online. E tutto questo spesso senza aver in mano dati reali su cui basare le proprie scelte. Perché le keyword devono essere quelle giuste? Perché i siti web delle cantine hanno in generale un numero limitatissimo di pagine, se escludiamo un eventuale blog aziendale (assolutamente necessario). Pagine classiche tipo, azienda, cantina, territorio, vini, etc. etc. Una pagina web può essere ottimizzata per una sola keyword principale, e per un certo numero di keyword secondarie strettamente correlate alla principale (ma che generano poco o pochissimo traffico web). E dato che la matematica non è una opinione, se ho poche pagine nel sito web, devo allora assicurarmi che quelle pagine siano ottimizzate per delle keyword che mi portino il maggior traffico web possibile, e contemporaneamente il traffico web più qualificato.

Ebbene sì, perché se scelgo la parola chiave difficile da posizionare nella prima pagina dei risultati (l’unica che veramente conta), allora rischio di non generare traffico con quella pagina. Se ne scelgo una invece, di poco valore, ma che nessuno, ma proprio nessuno utilizza, allora anche in questo caso non avrò risultati. Per esperienza posso dire, che in tantissimi anni di navigazione online, e dopo aver visto migliaia di siti web di cantine, non ci sono cantine che hanno adottato una strategia SEO seria. Quelle cantine che hanno la fortuna di essere ben posizionate per alcune importanti parole chiavi del settore, sono lì solo per caso, e non grazie ad una campagna SEO ben fatta. I loro siti web sono più vecchio, e hanno comunque fatto un tantino meglio dei loro concorrenti. Ma quali sono le keyword da cui partire? Sicuramente quelle senza brand, cioè senza marchio, per esempio keyword come “brunello di montalcino collemattoni” ha il brand. I motori di ricerca come Google sanno benissimo cosa mostrare, e anche senza alcuna ottimizzazione metteranno il tuo sito web nella prima posizione quando c’é il tuo marchio. Molti pseudo professionisti SEO mostrano, per farsi belli agli occhi del cliente, proprio questo tipo di risultati, e cioè risultati di poco conto, e spesso scontati. Oltre alle parole chiave con il brand, mostrano posizionamenti con parole chiavi localizzate tipo “cantine a roccanova” (ci sono 2 o 3 cantine a Roccanova ma nessuno le cerca), oppure parole chiavi attinenti ma con scarso o scarsissimo traffico tipo “valle del crati” o “vini valle del crati” o “igp valle del crati”, certo meglio di niente in questi ultimi casi, ma è comunque poco per avere successo. Per concludere, per una cantina, bisogna sempre partire dalle parole chiavi senza brand, dalle denominazioni dei vini, dai nomi dei vitigni, dal nome del territorio, etc. etc. e da lì ampliare la lista delle keyword aggiungendone tante altre strettamente correlate, fare una analisi seria delle potenzialità di ognuna, e poi scegliere quelle più adatte e potenzialmente più remunerative.

Il tuo sito web è un sito web professionale?

Una campagna SEO di successo parte sempre da un sito web professionale. Il coinvolgimento dei visitatori del vostro sito web è fondamentale ai fini delle conversioni, e il successo di una qualsiasi attività si misura esclusivamente dall’entità delle conversioni. Un sito web non professionale non solo non sarà utile alla vostra causa, ma danneggerà anche la vostra immagine online. I visitatori che arrivano sul vostro sito, che non vi conoscono, e che non conoscono i vostri vini, possono giudicare soltanto basandosi su quello che vedono e leggono sul vostro sito web. Quindi se il vostro sito web è vecchio, ha un aspetto un po’ per così dire retrò, la struttura interna delle pagine non è proprio l’ideale, l’usabilità e la navigabilità lascia a desiderare, i contenuti di qualità latitano, e non si adatta ai dispositivi mobile tipo smartphone e tablet, allora statene certi che avete un sito web non professionale.

Per esperienza, posso solo dirvi che la maggior parte dei siti web delle cantine italiane è veramente poco professionale. E quando dico la maggior parte intendo l’80% abbondante. Si vede proprio di tutto. Produttori di vino che si vantano di aver risparmiato soldi facendosi fare il sito web aziendale dal cugino informatico. Ma che non sanno che i pochi soldi spesi sono comunque soldi buttati via, e che non produrranno risultati. C’è il produttore di vino che assicura che il suo sito web è professionale, ed è stato fatto da un vero web designer professionista, peccato però che l’unica parola chiave con cui si posiziona nei motori è proprio solo il suo nome, che non è neppure tanto famoso. Poi ci sono i produttori di vino che si lasciano convincere da siti web pieni di “effetti speciali” o da siti web ad una sola pagina. Un produttore di vino tempo fa mi raccontava che il suo sito web era nuovo, ed aveva poco meno di due anni di vita, e aveva ricevuto molti complimenti. La cosa buffa che il sito web faceva proprio cagare, e aveva un aspetto tanto vecchio che anche una persona poco esperta gli avrebbe dato tranquillamente non meno di 15 anni. Certo che ti facevano i complimenti, parenti, amici, e clienti cos’altro avrebbero potuto fare? Anch’io ai miei figli dico che sono i bambini più belli del mondo, cos’altro dovrei dire? Credetemi il sito web per una cantina, specialmente per quelle medio piccole e a conduzione familiare, è una cosa serissima.

Il sito web deve essere assolutamente professionale, perché è il cuore pulsante della vostra presenza online, e della vostra comunicazione online. Per esempio, quando voi dormite, e non potete dedicare fisicamente del tempo ai vostri affari, bene in quel preciso momento il vostro sito web lavoro per voi, cercando magari di coinvolgere visitatori che arrivano dall’altra parte del globo, e che magari stanno cercando un nuovo fornitore di vini proprio in quel preciso momento. Se il vostro sito web non è professionale, non può essere ottimizzato, e se non può essere ottimizzato allora avrà poco traffico. Per non parlare poi delle conversioni, un sito web brutto non converte. Punto. A voi la scelta.

Gli obiettivi fissati per la campagna SEO sono fattibili?

Spesso gli obiettivi che si fissano in corrispondenza di una campagna SEO sono fuori portata, fuori da ogni realtà, e cioè poco fattibili, poco realistici. La conseguenza di tutto ciò, è che si è portati a pensare che la campagna SEO non sta producendo i risultati desiderati, e quindi la si bolla come un insuccesso. Sbagliato. Gli obiettivi devono essere realistici, e basta. Purtroppo, anche in presenza di una scelta accurata delle keyword e di un sito web veramente professionale i risultati ottenuti possono essere veramente deludenti. Basta pensare ad una piccola cantina che si trova a produrre vino in una località vinicola italiana non di primissimo piano, che vinifica vitigni autoctoni poco conosciuti, e via discorrendo. E’ chiaro che in queste condizioni le aspettative di traffico web potrebbero essere di gran lunga inferiori alla realtà. Una cosa è posizionarsi bene con una parola chiave generica tipo “brunello di montalcino” che viene cercata oltre 33.000 volte al mese, ed una cosa è posizionarsi bene per una parola chiave tipo “delia nivolelli” che viene cercato a livello mondiale appena una 40ina di volte. Certo, io ho fatto un esempio di un caso estremo, ma è un esempio di un caso comunissimo.

Non tutte le cantine hanno la fortuna di operare in territori vinicoli super famosi, e in zone italiane dal punto di vista turistico molto rinomate. Ci sono decine di migliaia di cantine, soprattutto piccole cantine a conduzione familiare, che operano fuori da tali aree, e quindi da un certo punto di vista poco fortunate, anche se i loro prodotti sono altrettanto buoni. Inoltre, trovarsi in una zona vinicola altamente vocata non vuol dire che sia facile pianificare e mettere su una campagna SEO di successo. Rimaniamo ancora su Montalcino. Nel territorio del comune di Montalcino vi sono qualcosa come 250 produttori di vini a denominazione Brunello di Montalcino. Purtroppo nella prima pagina dei risultati dei motori di ricerca possono entrarci solo 10 pagine web, quindi anche se 20 (meno del 10%) produttori di vino di Montalcino decidessero di fare delle cose serie, soltanto al massimo 10 di loro potrebbero aspirare ad arrivare nella prima pagina dei risultati, tutti gli altri sarebbero costretti ad accontentarsi di posizioni con meno visibilità, e cioè dalla seconda pagina in giù.

Obiettivi campagna SEO

Poco male direbbe qualcuno, malissimo direi io. Perché la prima posizione della pagina dei risultati garantisce grossomodo il 30% dei click, tutte le altre si beccano sempre meno click, e quindi visitatori. Basta pensare che la pagina web che si trova nella 10° posizione dei risultati riesce a conquistare solo l’1% circa dei navigatori, quindi in corrispondenza della parola chiave “brunello di montalcino”, 33.000 ricerche mensili, qualcosa come 330 visitatori. Ovviamente tutte le altre pagine web cattureranno sempre meno visitatori man mano che la loro posizione si allontana dal prima pagina dei risultati del motore di ricerca. Un’ultima precisazione prima di passare alla prossima domanda. Spesso l’obiettivo di una campagna SEO viene erroneamente associato al numero dei visitatori del sito web, e si dimenticano altri obiettivi “numerici” altrettanto importanti. Quanti sono stati i nuovi iscritti alla newsletter? Quanti sono stati quelli che hanno scaricato il file pdf delle schede dei vini? Quante volte è stata condivisa la pagina X? Ci sono stati contatti con il modulo della pagina dei contatti? Quante sono state le vendite online? E quelle offline grazie alla newsletter? Insomma i risultati da tenere in considerazione non sono solo il numero di visitatori. In conclusione con ogni campagna SEO bisogna fissare degli obiettivi realistici per diverse voci importanti per non rimanere poi delusi dai risultati.

Hai fissato un limite di tempo e il giusto budget per la tua campagna SEO?

Sono sicuro che a questa domanda la quasi totalità di voi lettori risponderà No. Il tempo e il budget potrebbero sembrare due aspetti diversi di una campagna SEO, ma credetemi non lo sono. Spesso, le aziende che si rivolgono al consulente SEO si aspettano dei risultati nel breve periodo. Chi non li vorrebbe? Inoltre, non vogliono spendere molto. Chi non lo vorrebbe? E beh, sarebbe bellissimo nella vita avere i risultati che desideriamo senza spendere nulla o quasi. Ma la realtà ci dice che le cose funzionano diversamente. Se vogliamo avere successo, per raggiungere determinati risultati dobbiamo spendere (leggi investire) parecchio. La stessa identica cosa vale per le campagne SEO. LA SEO è una attività lunga e laboriosa, che comprende un ampio ventaglio di operazioni, non solo tecniche. Inoltre, la SEO deve essere fatta con continuità, non si fa una sola volta, all’inizio, e poi basta.

I migliori risultati si hanno quando la giusta strategia SEO viene adottata per sempre. Per fare un esempio la sola scelta delle parole chiavi e l’analisi della concorrenza può richiedere anche un paio di giorni di lavoro. Perché mai dovrebbe costare quanto una cassa del vostro miglior vino? Anche se fosse possibile dedicare una sola giornata al mese per la SEO, quindi 12 giorni all’anno dedicati all’ottimizzazione del sito web, per curare tutti gli aspetti e ottenere la massima visibilità possibile dai motori di ricerca, quanto dovrebbe essere il budget? Volendosi mantenere bassi, direi 2.400 euro, di cui la metà (e oltre) vanno al socio di maggioranza, lo stato, il resto al professionista che si paga la giornata lavorativa. Se vi hanno proposto in passato servizi SEO di poche centinaia di euro, una tantum, per una cosa fatta una sola volta e poi basta, allora statene certi non era una cosa seria. Una campagna SEO professionale, richiede molto tempo, e costa proporzionalmente tanto. E aspettatevi i risultati nel medio e lungo periodo.

Controlli periodicamente i risultati e fai i dovuti aggiustamenti?

Spesso uno degli aspetti più trascurati nelle campagne SEO è l’analisi dei dati. Periodicamente infatti sarebbe opportuno dare un’occhiata approfondita alle statistiche, e fare i dovuti aggiustamenti. Spesso capita che una determinata pagina, ottimizzata per una determinata parola chiave non dia i risultati sperati. In questi casi è opportuno rifare un’analisi approfondita, per capire dove sta il problema, potrebbe anche essere utile studiare nuovamente la concorrenza, magari un nuovo concorrente è entrato in gioco. Potrebbe anche capitare che grazie all’analisi dei dati individuiamo una nuova parola chiave, addirittura più promettente di quella utilizzata, perché allora non sfruttare la cosa? Un altro motivo per controllare periodicamente i dati sta nella “variabilità” dell’algoritmo dei motori di ricerca. A decidere chi deve stare in cima, o in fondo alla pagina dei risultati dei motori di ricerca è un algoritmo matematico, e non una persona umana. L’algoritmo viene modificato anch’esso periodicamente, per far sì che i risultati mostrati siano quelli più meritevoli, se così si può dire, di essere letti. Questo vuol dire che oggi magari sei in prima posizione per la parola chiave “brunello di montalcino”, e domani, dopo la modifica dell’algoritmo, sei in ventesima posizione, per modo di dire. Tutto questo si traduce in una perdita di visitatori, che più essere anche considerevole, nel caso della parola chiave “brunello di montalcino” di migliaia di unità. Ma non solo, controllando periodicamente i dati, è possibile migliorare le conversioni, aumentando così i contatti, le vendite, i file scaricati, le condivisioni, etc. etc.

In conclusione, se avete risposto sì a tutte e cinque le domande allora siete sulla strada giusta per avere successo con il vostro sito web. In caso contrario, aimè, scordatevi i risultati.

Qu.ale il progetto vinicolo di Alessandra Quarta

Qualche giorno fa nel mio girovagare su internet ho scoperto il progetto vinicolo Qu.ale. Un progetto giovane, come è giovane la sua ideatrice, Alessandra Quarta, figlia di Claudio Quarta grosso imprenditore vitivinicolo pugliese. Il progetto di per se è molto semplice, con un obiettivo semplice, la stessa Alessandra lo definisce come “il progetto-specchio della mia visione aziendale, il mio contributo per provare a fare del mondo un posto migliore in cui vivere”, insomma una visione e un obiettivo comune a tanti piccoli e grandi progetti in giro per il mondo, solo che questo è un progetto vinicolo, italiano, e soprattutto di una giovane produttrice italiana.

Il progetto QU.ALE, prevede la produzione e la vendita di un unico vino. Un vino 100% made in Italy, prodotto a stretto contatto con i coltivatori e garantito dall’esperienza Tenute Eméra una delle cantina di Claudio Quarta, padre di Alessandra. Acquistando QU.ALE si contribuisce a preservare l’area naturale della Salina dei Monaci a Manduria, la casa dei Fenicotteri Rosa, e si devolve il 5% delle vendite ad alcune Onlus. Quello che mi piace del progetto non è il suo obiettivo, o il suo scopo sociale, ma il fatto che sia nato da dalla caparbietà e dal desiderio di una giovane ragazza figlia di produttori di vino.

In tanti anni che mi occupo di vino e di internet, ho avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchere con figli di produttori vinicoli che si lamentavano del fatto di non poter sfruttare appieno le potenzialità della rete, e soprattutto di non poter portare avanti progetti personali, legati al mondo del vino, perché fondamentalmente impedito dai loro genitori. Pazzesco. Quindi trovare una ragazza, figlia di un produttore di vino, con un suo personale progetto vinicolo non può che farmi piacere.

Certo è che se guardo la presenza su internet del progetto Qu.ale, ovvero la comunicazione online, devo ammettere che pecca un tantino troppo, e mostra una serie impressionante di limiti, che un progetto nato da una mente giovane e aperta non dovrebbe avere. Il sito web, molto minimalista, anzi molto ma molto minimalista, non è fatto per essere trovato sui motori di ricerca, e poi quel pulsante acquista che ti porta su un altro sito, e ti costringe a dovere cliccare diverse volte per poter acquistare il vino proprio non aiuta, insomma un vero muro che impedisce le conversioni dei visitatori in acquirenti. La presenza sui social network poi è minima. Solo su Facebook sembra che facciano qualcosa, addirittura Twitter è completamente abbandonato. Da un progetto giovane mi sarei aspettato molta ma molta più comunicazione. Una comunicazione online a 360°, e invece niente o quasi. Peccato, peccato. Il video su YouTube comunque merita di essere visto, veramente veramente piacevole.

Qu.ale - The Wine Democracy - sito web

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