Campagna SEO, la checklist per avere successo

La prima regola del web, per una azienda che vuol fare business, è farsi trovare facilmente dai navigatori internet e soprattutto dai potenziali clienti. Quelli veri, quelli disposti a fare affari con voi. E l’unico modo per poterlo fare, almeno online, è con una seria campagna SEO. Purtroppo, e dico purtroppo, la maggior parte delle campagne SEO sono destinate al fallimento, perché non portano a risultati, o perché i risultati sono decisamente inferiori alle aspettative del cliente. Se vuoi capire se la tua campagna SEO è ben fatta, e ti porterà nel medio e lungo periodo al successo, allora devi rispondere Sì a tutte queste domande.

Le keyword scelte per la tua campagna SEO sono quelle giuste?

Ottimizzare le pagine di un sito web con le keyword sbagliate è una delle principali cause di fallimento di una campagna SEO. Anche nel caso ideale che tu, produttore di vino, ti sia rivolto ad un professionista o ad una nota web agency è molto probabile che la tua campagna SEO non porterà a risultati apprezzabili. Spesso le keyword selezionate per ottimizzare le pagine web sono quelle che voi, tu e il professionista che ti segue, pensate che i vostri potenziali clienti utilizzano per fare ricerche online. E tutto questo spesso senza aver in mano dati reali su cui basare le proprie scelte. Perché le keyword devono essere quelle giuste? Perché i siti web delle cantine hanno in generale un numero limitatissimo di pagine, se escludiamo un eventuale blog aziendale (assolutamente necessario). Pagine classiche tipo, azienda, cantina, territorio, vini, etc. etc. Una pagina web può essere ottimizzata per una sola keyword principale, e per un certo numero di keyword secondarie strettamente correlate alla principale (ma che generano poco o pochissimo traffico web). E dato che la matematica non è una opinione, se ho poche pagine nel sito web, devo allora assicurarmi che quelle pagine siano ottimizzate per delle keyword che mi portino il maggior traffico web possibile, e contemporaneamente il traffico web più qualificato.

Ebbene sì, perché se scelgo la parola chiave difficile da posizionare nella prima pagina dei risultati (l’unica che veramente conta), allora rischio di non generare traffico con quella pagina. Se ne scelgo una invece, di poco valore, ma che nessuno, ma proprio nessuno utilizza, allora anche in questo caso non avrò risultati. Per esperienza posso dire, che in tantissimi anni di navigazione online, e dopo aver visto migliaia di siti web di cantine, non ci sono cantine che hanno adottato una strategia SEO seria. Quelle cantine che hanno la fortuna di essere ben posizionate per alcune importanti parole chiavi del settore, sono lì solo per caso, e non grazie ad una campagna SEO ben fatta. I loro siti web sono più vecchio, e hanno comunque fatto un tantino meglio dei loro concorrenti. Ma quali sono le keyword da cui partire? Sicuramente quelle senza brand, cioè senza marchio, per esempio keyword come “brunello di montalcino collemattoni” ha il brand. I motori di ricerca come Google sanno benissimo cosa mostrare, e anche senza alcuna ottimizzazione metteranno il tuo sito web nella prima posizione quando c’é il tuo marchio. Molti pseudo professionisti SEO mostrano, per farsi belli agli occhi del cliente, proprio questo tipo di risultati, e cioè risultati di poco conto, e spesso scontati. Oltre alle parole chiave con il brand, mostrano posizionamenti con parole chiavi localizzate tipo “cantine a roccanova” (ci sono 2 o 3 cantine a Roccanova ma nessuno le cerca), oppure parole chiavi attinenti ma con scarso o scarsissimo traffico tipo “valle del crati” o “vini valle del crati” o “igp valle del crati”, certo meglio di niente in questi ultimi casi, ma è comunque poco per avere successo. Per concludere, per una cantina, bisogna sempre partire dalle parole chiavi senza brand, dalle denominazioni dei vini, dai nomi dei vitigni, dal nome del territorio, etc. etc. e da lì ampliare la lista delle keyword aggiungendone tante altre strettamente correlate, fare una analisi seria delle potenzialità di ognuna, e poi scegliere quelle più adatte e potenzialmente più remunerative.

Il tuo sito web è un sito web professionale?

Una campagna SEO di successo parte sempre da un sito web professionale. Il coinvolgimento dei visitatori del vostro sito web è fondamentale ai fini delle conversioni, e il successo di una qualsiasi attività si misura esclusivamente dall’entità delle conversioni. Un sito web non professionale non solo non sarà utile alla vostra causa, ma danneggerà anche la vostra immagine online. I visitatori che arrivano sul vostro sito, che non vi conoscono, e che non conoscono i vostri vini, possono giudicare soltanto basandosi su quello che vedono e leggono sul vostro sito web. Quindi se il vostro sito web è vecchio, ha un aspetto un po’ per così dire retrò, la struttura interna delle pagine non è proprio l’ideale, l’usabilità e la navigabilità lascia a desiderare, i contenuti di qualità latitano, e non si adatta ai dispositivi mobile tipo smartphone e tablet, allora statene certi che avete un sito web non professionale.

Per esperienza, posso solo dirvi che la maggior parte dei siti web delle cantine italiane è veramente poco professionale. E quando dico la maggior parte intendo l’80% abbondante. Si vede proprio di tutto. Produttori di vino che si vantano di aver risparmiato soldi facendosi fare il sito web aziendale dal cugino informatico. Ma che non sanno che i pochi soldi spesi sono comunque soldi buttati via, e che non produrranno risultati. C’è il produttore di vino che assicura che il suo sito web è professionale, ed è stato fatto da un vero web designer professionista, peccato però che l’unica parola chiave con cui si posiziona nei motori è proprio solo il suo nome, che non è neppure tanto famoso. Poi ci sono i produttori di vino che si lasciano convincere da siti web pieni di “effetti speciali” o da siti web ad una sola pagina. Un produttore di vino tempo fa mi raccontava che il suo sito web era nuovo, ed aveva poco meno di due anni di vita, e aveva ricevuto molti complimenti. La cosa buffa che il sito web faceva proprio cagare, e aveva un aspetto tanto vecchio che anche una persona poco esperta gli avrebbe dato tranquillamente non meno di 15 anni. Certo che ti facevano i complimenti, parenti, amici, e clienti cos’altro avrebbero potuto fare? Anch’io ai miei figli dico che sono i bambini più belli del mondo, cos’altro dovrei dire? Credetemi il sito web per una cantina, specialmente per quelle medio piccole e a conduzione familiare, è una cosa serissima.

Il sito web deve essere assolutamente professionale, perché è il cuore pulsante della vostra presenza online, e della vostra comunicazione online. Per esempio, quando voi dormite, e non potete dedicare fisicamente del tempo ai vostri affari, bene in quel preciso momento il vostro sito web lavoro per voi, cercando magari di coinvolgere visitatori che arrivano dall’altra parte del globo, e che magari stanno cercando un nuovo fornitore di vini proprio in quel preciso momento. Se il vostro sito web non è professionale, non può essere ottimizzato, e se non può essere ottimizzato allora avrà poco traffico. Punto. A voi la scelta.

Gli obiettivi fissati per la campagna SEO sono fattibili?

Spesso gli obiettivi che si fissano in corrispondenza di una campagna SEO sono fuori portata, fuori da ogni realtà, e cioè poco fattibili, poco realistici. La conseguenza di tutto ciò, è che si è portati a pensare che la campagna SEO non sta producendo i risultati desiderati, e quindi la si bolla come un insuccesso. Sbagliato. Gli obiettivi devono essere realistici, e basta. Purtroppo, anche in presenza di una scelta accurata delle keyword e di un sito web veramente professionale i risultati ottenuti possono essere veramente deludenti. Basta pensare ad una piccola cantina che si trova a produrre vino in una località vinicola italiana non di primissimo piano, che vinifica vitigni autoctoni poco conosciuti, e via discorrendo. E’ chiaro che in queste condizioni le aspettative di traffico web potrebbero essere di gran lunga inferiori alla realtà. Una cosa è posizionarsi bene con una parola chiave generica tipo “brunello di montalcino” che viene cercata oltre 33.000 volte al mese, ed una cosa è posizionarsi bene per una parola chiave tipo “delia nivolelli” che viene cercato a livello mondiale appena una 40ina di volte. Certo, io ho fatto un esempio di un caso estremo, ma è un esempio di un caso comunissimo.

Non tutte le cantine hanno la fortuna di operare in territori vinicoli super famosi, e in zone italiane dal punto di vista turistico molto rinomate. Ci sono decine di migliaia di cantine, soprattutto piccole cantine a conduzione familiare, che operano fuori da tali aree, e quindi da un certo punto di vista poco fortunate, anche se i loro prodotti sono altrettanto buoni. Inoltre, trovarsi in una zona vinicola altamente vocata non vuol dire che sia facile pianificare e mettere su una campagna SEO di successo. Rimaniamo ancora su Montalcino. Nel territorio del comune di Montalcino vi sono qualcosa come 250 produttori di vini a denominazione Brunello di Montalcino. Purtroppo nella prima pagina dei risultati dei motori di ricerca possono entrarci solo 10 pagine web, quindi anche se 20 (meno del 10%) produttori di vino di Montalcino decidessero di fare delle cose serie, soltanto al massimo 10 di loro potrebbero aspirare ad arrivare nella prima pagina dei risultati, tutti gli altri sarebbero costretti ad accontentarsi di posizioni con meno visibilità, e cioè dalla seconda pagina in giù.

Poco male direbbe qualcuno, malissimo direi io. Perché la prima posizione della pagina dei risultati garantisce grossomodo il 30% dei click, tutte le altre si beccano sempre meno click, e quindi visitatori. Basta pensare che la pagina web che si trova nella 10° posizione dei risultati riesce a conquistare solo l’1% circa dei navigatori, quindi in corrispondenza della parola chiave “brunello di montalcino”, 33.000 ricerche mensili, qualcosa come 330 visitatori. Ovviamente tutte le altre pagine web cattureranno sempre meno visitatori man mano che la loro posizione si allontana dal prima pagina dei risultati del motore di ricerca. Un’ultima precisazione prima di passare alla prossima domanda. Spesso l’obiettivo di una campagna SEO viene erroneamente associato al numero dei visitatori del sito web, e si dimenticano altri obiettivi “numerici” altrettanto importanti. Quanti sono stati i nuovi iscritti alla newsletter? Quanti sono stati quelli che hanno scaricato il file pdf delle schede dei vini? Quante volte è stata condivisa la pagina X? Ci sono stati contatti con il modulo della pagina dei contatti? Quante sono state le vendite online? E quelle offline grazie alla newsletter? Insomma i risultati da tenere in considerazione non sono solo il numero di visitatori. In conclusione con ogni campagna SEO bisogna fissare degli obiettivi realistici per diverse voci importanti per non rimanere poi delusi dai risultati.

Hai fissato un limite di tempo e il giusto budget per la tua campagna SEO?

Sono sicuro che a questa domanda la quasi totalità di voi lettori risponderà No. Il tempo e il budget potrebbero sembrare due aspetti diversi di una campagna SEO, ma credetemi non lo sono. Spesso, le aziende che si rivolgono al consulente SEO si aspettano dei risultati nel breve periodo. Chi non li vorrebbe? Inoltre, non vogliono spendere molto. Chi non lo vorrebbe? E beh, sarebbe bellissimo nella vita avere i risultati che desideriamo senza spendere nulla o quasi. Ma la realtà ci dice che le cose funzionano diversamente. Se vogliamo avere successo, per raggiungere determinati risultati dobbiamo spendere (leggi investire) parecchio. La stessa identica cosa vale per le campagne SEO. LA SEO è una attività lunga e laboriosa, che comprende un ampio ventaglio di operazioni, non solo tecniche. Inoltre, la SEO deve essere fatta con continuità, non si fa una sola volta, all’inizio, e poi basta.

I migliori risultati si hanno quando la giusta strategia SEO viene adottata per sempre. Per fare un esempio la sola scelta delle parole chiavi e l’analisi della concorrenza può richiedere anche un paio di giorni di lavoro. Perché mai dovrebbe costare quanto una cassa del vostro miglior vino? Anche se fosse possibile dedicare una sola giornata al mese per la SEO, quindi 12 giorni all’anno dedicati all’ottimizzazione del sito web, per curare tutti gli aspetti e ottenere la massima visibilità possibile dai motori di ricerca, quanto dovrebbe essere il budget? Volendosi mantenere bassi, direi 2.400 euro, di cui la metà (e oltre) vanno al socio di maggioranza, lo stato, il resto al professionista che si paga la giornata lavorativa. Se vi hanno proposto in passato servizi SEO di poche centinaia di euro, una tantum, per una cosa fatta una sola volta e poi basta, allora statene certi non era una cosa seria. Una campagna SEO professionale, richiede molto tempo, e costa proporzionalmente tanto. E aspettatevi i risultati nel medio e lungo periodo.

Controlli periodicamente i risultati e fai i dovuti aggiustamenti?

Spesso uno degli aspetti più trascurati nelle campagne SEO è l’analisi dei dati. Periodicamente infatti sarebbe opportuno dare un’occhiata approfondita alle statistiche, e fare i dovuti aggiustamenti. Spesso capita che una determinata pagina, ottimizzata per una determinata parola chiave non dia i risultati sperati. In questi casi è opportuno rifare un’analisi approfondita, per capire dove sta il problema, potrebbe anche essere utile studiare nuovamente la concorrenza, magari un nuovo concorrente è entrato in gioco. Potrebbe anche capitare che grazie all’analisi dei dati individuiamo una nuova parola chiave, addirittura più promettente di quella utilizzata, perché allora non sfruttare la cosa? Un altro motivo per controllare periodicamente i dati sta nella “variabilità” dell’algoritmo dei motori di ricerca. A decidere chi deve stare in cima, o in fondo alla pagina dei risultati dei motori di ricerca è un algoritmo matematico, e non una persona umana. L’algoritmo viene modificato anch’esso periodicamente, per far sì che i risultati mostrati siano quelli più meritevoli, se così si può dire, di essere letti. Questo vuol dire che oggi magari sei in prima posizione per la parola chiave “brunello di montalcino”, e domani, dopo la modifica dell’algoritmo, sei in ventesima posizione, per modo di dire. Tutto questo si traduce in una perdita di visitatori, che più essere anche considerevole, nel caso della parola chiave “brunello di montalcino” di migliaia di unità. Ma non solo, controllando periodicamente i dati, è possibile migliorare le conversioni, aumentando così i contatti, le vendite, i file scaricati, le condivisioni, etc. etc.

In conclusione, se avete risposto sì a tutte e cinque le domande allora siete sulla strada giusta per avere successo con il vostro sito web. In caso contrario, aimè, scordatevi i risultati.

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Qu.ale il progetto vinicolo di Alessandra Quarta

Qualche giorno fa nel mio girovagare su internet ho scoperto il progetto vinicolo Qu.ale. Un progetto giovane, come è giovane la sua ideatrice, Alessandra Quarta, figlia di Claudio Quarta grosso imprenditore vitivinicolo pugliese. Il progetto di per se è molto semplice, con un obiettivo semplice, la stessa Alessandra lo definisce come “il progetto-specchio della mia visione aziendale, il mio contributo per provare a fare del mondo un posto migliore in cui vivere”, insomma una visione e un obiettivo comune a tanti piccoli e grandi progetti in giro per il mondo, solo che questo è un progetto vinicolo, italiano, e soprattutto di una giovane produttrice italiana.

Il progetto QU.ALE, prevede la produzione e la vendita di un unico vino. Un vino 100% made in Italy, prodotto a stretto contatto con i coltivatori e garantito dall’esperienza Tenute Eméra una delle cantina di Claudio Quarta, padre di Alessandra. Acquistando QU.ALE si contribuisce a preservare l’area naturale della Salina dei Monaci a Manduria, la casa dei Fenicotteri Rosa, e si devolve il 5% delle vendite ad alcune Onlus. Quello che mi piace del progetto non è il suo obiettivo, o il suo scopo sociale, ma il fatto che sia nato da dalla caparbietà e dal desiderio di una giovane ragazza figlia di produttori di vino.

In tanti anni che mi occupo di vino e di internet, ho avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchere con figli di produttori vinicoli che si lamentavano del fatto di non poter sfruttare appieno le potenzialità della rete, e soprattutto di non poter portare avanti progetti personali, legati al mondo del vino, perché fondamentalmente impedito dai loro genitori. Pazzesco. Quindi trovare una ragazza, figlia di un produttore di vino, con un suo personale progetto vinicolo non può che farmi piacere.

Certo è che se guardo la presenza su internet del progetto Qu.ale, ovvero la comunicazione online, devo ammettere che pecca un tantino troppo, e mostra una serie impressionante di limiti, che un progetto nato da una mente giovane e aperta non dovrebbe avere. Il sito web, molto minimalista, anzi molto ma molto minimalista, non è fatto per essere trovato sui motori di ricerca, e poi quel pulsante acquista che ti porta su un altro sito, e ti costringe a dovere cliccare diverse volte per poter acquistare il vino proprio non aiuta, insomma un vero muro che impedisce le conversioni dei visitatori in acquirenti. La presenza sui social network poi è minima. Solo su Facebook sembra che facciano qualcosa, addirittura Twitter è completamente abbandonato. Da un progetto giovane mi sarei aspettato molta ma molta più comunicazione. Una comunicazione online a 360°, e invece niente o quasi. Peccato, peccato. Il video su YouTube comunque merita di essere visto, veramente veramente piacevole.

Qu.ale - The Wine Democracy - sito web

Qu.ale – The Wine Democracy – sito web

Qu.ale - The Wine Democracy - Facebook

Qu.ale – The Wine Democracy – Facebook

Qu.ale - The Wine Democracy - Twitter

Qu.ale – The Wine Democracy – Twitter

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Twitter Ads Self Service disponibile in Italia per tutti, usalo!

Twitter Ads Self Service, la piattaforma per l’advertising sul social network del famoso uccellino blu, è finalmente disponibile in Italia anche per le piccole e medie imprese. Una occasione unica anche per tante cantine italiane, piccole e grandi, che desiderano sfruttare seriamente le opportunità che il noto social network mette loro a disposizione per crescere in visibilità, ma soprattutto per migliorare l’engagement.

Perché utilizzare Twitter Ads self service

Bastano veramente pochi dati, ma significativi, per capire quanto il nuovo strumento messo a disposizione da Twitter sia potente. Secondo un’indagine condotta da Nielsen (@Nielsen) in Irlanda e Regno Unito, dove la piattaforma per l’advertising di Twitter è arrivata prima, l’83% delle aziende intervistate che hanno ovviamente usato Twitter Ads la raccomanderebbero ad altre PMI. Ed ancora, il 72% delle aziende intervistate afferma inoltre che Twitter costituisce un canale importante all’interno della propria strategia di marketing aziendale. Come non dar loro ragione? Twitter, a differenza di Facebook per esempio, permette di creare veramente un legame più forte con il pubblico che ci segue. Inoltre, a parità di investimento (tempo e denaro) e a differenza del cugino maggiore, Twitter garantisce migliori risultati sotto diversi punti di vista.

Poi, chi ha un account Twitter sa benissimo (vi invito a guardare le statistiche) che non tutti i follower interagiscono con i messaggini che si pubblicano sul social network. Anzi il grado di interazione nella maggioranza dei casi è più prossimo all’1% che al 10%. Cioè la doppia cifra è un miraggio per la maggior parte degli account. Comunque questo problema è comune a tutti i social network, non tutto quello che si pubblica viene letto. Certo se ti chiami Jovanotti per esempio, il grado di interazione è maggiore, perché i followers sono tanti e la stupidità umana non ha limiti.

Detto questo, e visto che non tutti possiamo essere Jovanotti, Obama o Lady Gaga, per avere un po’ di seguito, e quindi un po’ di attenzione dagli altri, siamo costretti ad utilizzare degli strumenti ad hoc come Twitter Ads. Twitter Ads permette a tutte le aziende, anche le più piccole, di amplificare i propri messaggi sul social network, e raggiungere così anche persone, non necessariamente nostri follower, potenzialmente interessate ai nostri prodotti o servizi.

Come funziona Twitter Ads

Come gia’ detto, piccole e medie imprese, ma anche privati se lo desiderano, possono utilizzare questa nuova piattaforma di advertising online. L’utilizzo della piattaforma è piuttosto semplice ed intuitivo, e bastano veramente pochi minuti per iniziare e mettere su una campagna di advertising con i fiocchi.  Tutto ciò che vi serve per iniziare è ovviamente un account su Twitter, e una bella carta di credito con un po’ di soldini. No, non potete pagare con due cartoni del vostro miglior vino cari amici produttori, mi dispiace :-)

Per aggiungere una nuova campagna è sufficiente selezionare l’opzione “Crea una nuova campagna”, e quindi inserire poche informazioni utili alla programmazione della campagna quali: la data di inizio e fine della campagna; i tweet che si desiderano sponsorizzare; il budget giornaliero, e quello massimo che si desidera investire per l’intera campagna; ed infine gli obiettivi della campagna, come per esempio solo per citarne due, quello per far crescere la tua community di follower, oppure quello di favorire le conversioni sul sito web per un acquisto, una registrazione, etc. etc. Comunque è prevista anche la possibilità di attivare campagne senza obiettivi specifici se non quello di sponsorizzare dei semplici tweet per favori delle conversazioni. Oltre ai classici tweet, è possibile sponsorizzare l’account e le tendenze. L’obiettivo ultimo è sempre lo stesso, e cioè quello di incrementare il numero di follower, far conoscere i propri servizi o prodotti, far compiere delle azioni, o promuovere determinati argomenti di conversazione.

Cchermata con due sponsorizzazioni Twitter Ads

Schermata con due sponsorizzazioni Twitter Ads

Come per altre piattaforme di advertising online, anche su Twitter Ads non manca lo strumento dedicato al targeting delle sponsorizzazioni. Quali sono i metodi di targeting? Quelli classici. E’ possibile, infatti, scegliere il target sulla base di interessi comuni, di follower di altri account, sulla base di parole chiavi specifiche, oppure su base geografica (citta’, regione, stato), ma anche per sesso. In poche parole il targeting con Twitter Ads non è un problema.

Ovviamente non mancano neppure le statistiche. Le statistiche ti permettono di tenere sotto controllo diversi componenti dell’attività di Annunci Twitter, scoprire maggiori informazioni sul comportamento dei tuoi clienti e modificare eventualmente la campagna in modo da ottenere risultati migliori.

Dashboard statistiche sponsorizzazioni Twitter Ads

Dashboard statistiche sponsorizzazioni Twitter Ads

Quanto costa Twitter Ads?

La bella notizia è che pagherete solo quando le persone interagiranno con le vostre sponsorizzazioni, e al massimo pagherete l’importo stabilito in fase di programmazione della campagna di advertising. Grossomodo, per dare un’idea, per ogni nuovo follower acquisito pagherete qualcosa come 50/60 centesimi di euro, nella maggior parte dei casi ovviamente, ma si può arrivare anche a qualche euro nei settori più competitivi, tipo assicurazioni, telefonia, prodotti tecnologici etc. etc., cifre comunque in linea con qualsiasi altra piattaforma di advertising online. Altrimenti nessuno sarebbe disposto ad investire su Twitter Ads :-)

Per maggiori informazioni su Twitter Ads self service, buona campagna di advertising a tutti!

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