Campagna SEO, la checklist per avere successo

La prima regola del web, per una azienda che vuol fare business, è farsi trovare facilmente dai navigatori internet e soprattutto dai potenziali clienti. Quelli veri, quelli disposti a fare affari con voi. E l’unico modo per poterlo fare, almeno online, è con una seria campagna SEO. Purtroppo, e dico purtroppo, la maggior parte delle campagne SEO sono destinate al fallimento, perché non portano a risultati, o perché i risultati sono decisamente inferiori alle aspettative del cliente. Se vuoi capire se la tua campagna SEO è ben fatta, e ti porterà nel medio e lungo periodo al successo, allora devi rispondere Sì a tutte queste domande.

Scritta seo in blocchi di legno

Le keyword scelte per la tua campagna SEO sono quelle giuste?

Ottimizzare le pagine di un sito web con le keyword sbagliate è una delle principali cause di fallimento di una campagna SEO. Anche nel caso ideale che tu, produttore di vino, ti sia rivolto ad un professionista o ad una nota web agency è molto probabile che la tua campagna SEO non porterà a risultati apprezzabili. Spesso le keyword selezionate per ottimizzare le pagine web sono quelle che voi, tu e il professionista che ti segue, pensate che i vostri potenziali clienti utilizzano per fare ricerche online. E tutto questo spesso senza aver in mano dati reali su cui basare le proprie scelte. Perché le keyword devono essere quelle giuste? Perché i siti web delle cantine hanno in generale un numero limitatissimo di pagine, se escludiamo un eventuale blog aziendale (assolutamente necessario). Pagine classiche tipo, azienda, cantina, territorio, vini, etc. etc. Una pagina web può essere ottimizzata per una sola keyword principale, e per un certo numero di keyword secondarie strettamente correlate alla principale (ma che generano poco o pochissimo traffico web). E dato che la matematica non è una opinione, se ho poche pagine nel sito web, devo allora assicurarmi che quelle pagine siano ottimizzate per delle keyword che mi portino il maggior traffico web possibile, e contemporaneamente il traffico web più qualificato.

Ebbene sì, perché se scelgo la parola chiave difficile da posizionare nella prima pagina dei risultati (l’unica che veramente conta), allora rischio di non generare traffico con quella pagina. Se ne scelgo una invece, di poco valore, ma che nessuno, ma proprio nessuno utilizza, allora anche in questo caso non avrò risultati. Per esperienza posso dire, che in tantissimi anni di navigazione online, e dopo aver visto migliaia di siti web di cantine, non ci sono cantine che hanno adottato una strategia SEO seria. Quelle cantine che hanno la fortuna di essere ben posizionate per alcune importanti parole chiavi del settore, sono lì solo per caso, e non grazie ad una campagna SEO ben fatta. I loro siti web sono più vecchio, e hanno comunque fatto un tantino meglio dei loro concorrenti. Ma quali sono le keyword da cui partire? Sicuramente quelle senza brand, cioè senza marchio, per esempio keyword come “brunello di montalcino collemattoni” ha il brand. I motori di ricerca come Google sanno benissimo cosa mostrare, e anche senza alcuna ottimizzazione metteranno il tuo sito web nella prima posizione quando c’é il tuo marchio. Molti pseudo professionisti SEO mostrano, per farsi belli agli occhi del cliente, proprio questo tipo di risultati, e cioè risultati di poco conto, e spesso scontati. Oltre alle parole chiave con il brand, mostrano posizionamenti con parole chiavi localizzate tipo “cantine a roccanova” (ci sono 2 o 3 cantine a Roccanova ma nessuno le cerca), oppure parole chiavi attinenti ma con scarso o scarsissimo traffico tipo “valle del crati” o “vini valle del crati” o “igp valle del crati”, certo meglio di niente in questi ultimi casi, ma è comunque poco per avere successo. Per concludere, per una cantina, bisogna sempre partire dalle parole chiavi senza brand, dalle denominazioni dei vini, dai nomi dei vitigni, dal nome del territorio, etc. etc. e da lì ampliare la lista delle keyword aggiungendone tante altre strettamente correlate, fare una analisi seria delle potenzialità di ognuna, e poi scegliere quelle più adatte e potenzialmente più remunerative.

Il tuo sito web è un sito web professionale?

Una campagna SEO di successo parte sempre da un sito web professionale. Il coinvolgimento dei visitatori del vostro sito web è fondamentale ai fini delle conversioni, e il successo di una qualsiasi attività si misura esclusivamente dall’entità delle conversioni. Un sito web non professionale non solo non sarà utile alla vostra causa, ma danneggerà anche la vostra immagine online. I visitatori che arrivano sul vostro sito, che non vi conoscono, e che non conoscono i vostri vini, possono giudicare soltanto basandosi su quello che vedono e leggono sul vostro sito web. Quindi se il vostro sito web è vecchio, ha un aspetto un po’ per così dire retrò, la struttura interna delle pagine non è proprio l’ideale, l’usabilità e la navigabilità lascia a desiderare, i contenuti di qualità latitano, e non si adatta ai dispositivi mobile tipo smartphone e tablet, allora statene certi che avete un sito web non professionale.

Per esperienza, posso solo dirvi che la maggior parte dei siti web delle cantine italiane è veramente poco professionale. E quando dico la maggior parte intendo l’80% abbondante. Si vede proprio di tutto. Produttori di vino che si vantano di aver risparmiato soldi facendosi fare il sito web aziendale dal cugino informatico. Ma che non sanno che i pochi soldi spesi sono comunque soldi buttati via, e che non produrranno risultati. C’è il produttore di vino che assicura che il suo sito web è professionale, ed è stato fatto da un vero web designer professionista, peccato però che l’unica parola chiave con cui si posiziona nei motori è proprio solo il suo nome, che non è neppure tanto famoso. Poi ci sono i produttori di vino che si lasciano convincere da siti web pieni di “effetti speciali” o da siti web ad una sola pagina. Un produttore di vino tempo fa mi raccontava che il suo sito web era nuovo, ed aveva poco meno di due anni di vita, e aveva ricevuto molti complimenti. La cosa buffa che il sito web faceva proprio cagare, e aveva un aspetto tanto vecchio che anche una persona poco esperta gli avrebbe dato tranquillamente non meno di 15 anni. Certo che ti facevano i complimenti, parenti, amici, e clienti cos’altro avrebbero potuto fare? Anch’io ai miei figli dico che sono i bambini più belli del mondo, cos’altro dovrei dire? Credetemi il sito web per una cantina, specialmente per quelle medio piccole e a conduzione familiare, è una cosa serissima.

Il sito web deve essere assolutamente professionale, perché è il cuore pulsante della vostra presenza online, e della vostra comunicazione online. Per esempio, quando voi dormite, e non potete dedicare fisicamente del tempo ai vostri affari, bene in quel preciso momento il vostro sito web lavoro per voi, cercando magari di coinvolgere visitatori che arrivano dall’altra parte del globo, e che magari stanno cercando un nuovo fornitore di vini proprio in quel preciso momento. Se il vostro sito web non è professionale, non può essere ottimizzato, e se non può essere ottimizzato allora avrà poco traffico. Per non parlare poi delle conversioni, un sito web brutto non converte. Punto. A voi la scelta.

Gli obiettivi fissati per la campagna SEO sono fattibili?

Spesso gli obiettivi che si fissano in corrispondenza di una campagna SEO sono fuori portata, fuori da ogni realtà, e cioè poco fattibili, poco realistici. La conseguenza di tutto ciò, è che si è portati a pensare che la campagna SEO non sta producendo i risultati desiderati, e quindi la si bolla come un insuccesso. Sbagliato. Gli obiettivi devono essere realistici, e basta. Purtroppo, anche in presenza di una scelta accurata delle keyword e di un sito web veramente professionale i risultati ottenuti possono essere veramente deludenti. Basta pensare ad una piccola cantina che si trova a produrre vino in una località vinicola italiana non di primissimo piano, che vinifica vitigni autoctoni poco conosciuti, e via discorrendo. E’ chiaro che in queste condizioni le aspettative di traffico web potrebbero essere di gran lunga inferiori alla realtà. Una cosa è posizionarsi bene con una parola chiave generica tipo “brunello di montalcino” che viene cercata oltre 33.000 volte al mese, ed una cosa è posizionarsi bene per una parola chiave tipo “delia nivolelli” che viene cercato a livello mondiale appena una 40ina di volte. Certo, io ho fatto un esempio di un caso estremo, ma è un esempio di un caso comunissimo.

Non tutte le cantine hanno la fortuna di operare in territori vinicoli super famosi, e in zone italiane dal punto di vista turistico molto rinomate. Ci sono decine di migliaia di cantine, soprattutto piccole cantine a conduzione familiare, che operano fuori da tali aree, e quindi da un certo punto di vista poco fortunate, anche se i loro prodotti sono altrettanto buoni. Inoltre, trovarsi in una zona vinicola altamente vocata non vuol dire che sia facile pianificare e mettere su una campagna SEO di successo. Rimaniamo ancora su Montalcino. Nel territorio del comune di Montalcino vi sono qualcosa come 250 produttori di vini a denominazione Brunello di Montalcino. Purtroppo nella prima pagina dei risultati dei motori di ricerca possono entrarci solo 10 pagine web, quindi anche se 20 (meno del 10%) produttori di vino di Montalcino decidessero di fare delle cose serie, soltanto al massimo 10 di loro potrebbero aspirare ad arrivare nella prima pagina dei risultati, tutti gli altri sarebbero costretti ad accontentarsi di posizioni con meno visibilità, e cioè dalla seconda pagina in giù.

Obiettivi campagna SEO

Poco male direbbe qualcuno, malissimo direi io. Perché la prima posizione della pagina dei risultati garantisce grossomodo il 30% dei click, tutte le altre si beccano sempre meno click, e quindi visitatori. Basta pensare che la pagina web che si trova nella 10° posizione dei risultati riesce a conquistare solo l’1% circa dei navigatori, quindi in corrispondenza della parola chiave “brunello di montalcino”, 33.000 ricerche mensili, qualcosa come 330 visitatori. Ovviamente tutte le altre pagine web cattureranno sempre meno visitatori man mano che la loro posizione si allontana dal prima pagina dei risultati del motore di ricerca. Un’ultima precisazione prima di passare alla prossima domanda. Spesso l’obiettivo di una campagna SEO viene erroneamente associato al numero dei visitatori del sito web, e si dimenticano altri obiettivi “numerici” altrettanto importanti. Quanti sono stati i nuovi iscritti alla newsletter? Quanti sono stati quelli che hanno scaricato il file pdf delle schede dei vini? Quante volte è stata condivisa la pagina X? Ci sono stati contatti con il modulo della pagina dei contatti? Quante sono state le vendite online? E quelle offline grazie alla newsletter? Insomma i risultati da tenere in considerazione non sono solo il numero di visitatori. In conclusione con ogni campagna SEO bisogna fissare degli obiettivi realistici per diverse voci importanti per non rimanere poi delusi dai risultati.

Hai fissato un limite di tempo e il giusto budget per la tua campagna SEO?

Sono sicuro che a questa domanda la quasi totalità di voi lettori risponderà No. Il tempo e il budget potrebbero sembrare due aspetti diversi di una campagna SEO, ma credetemi non lo sono. Spesso, le aziende che si rivolgono al consulente SEO si aspettano dei risultati nel breve periodo. Chi non li vorrebbe? Inoltre, non vogliono spendere molto. Chi non lo vorrebbe? E beh, sarebbe bellissimo nella vita avere i risultati che desideriamo senza spendere nulla o quasi. Ma la realtà ci dice che le cose funzionano diversamente. Se vogliamo avere successo, per raggiungere determinati risultati dobbiamo spendere (leggi investire) parecchio. La stessa identica cosa vale per le campagne SEO. LA SEO è una attività lunga e laboriosa, che comprende un ampio ventaglio di operazioni, non solo tecniche. Inoltre, la SEO deve essere fatta con continuità, non si fa una sola volta, all’inizio, e poi basta.

I migliori risultati si hanno quando la giusta strategia SEO viene adottata per sempre. Per fare un esempio la sola scelta delle parole chiavi e l’analisi della concorrenza può richiedere anche un paio di giorni di lavoro. Perché mai dovrebbe costare quanto una cassa del vostro miglior vino? Anche se fosse possibile dedicare una sola giornata al mese per la SEO, quindi 12 giorni all’anno dedicati all’ottimizzazione del sito web, per curare tutti gli aspetti e ottenere la massima visibilità possibile dai motori di ricerca, quanto dovrebbe essere il budget? Volendosi mantenere bassi, direi 2.400 euro, di cui la metà (e oltre) vanno al socio di maggioranza, lo stato, il resto al professionista che si paga la giornata lavorativa. Se vi hanno proposto in passato servizi SEO di poche centinaia di euro, una tantum, per una cosa fatta una sola volta e poi basta, allora statene certi non era una cosa seria. Una campagna SEO professionale, richiede molto tempo, e costa proporzionalmente tanto. E aspettatevi i risultati nel medio e lungo periodo.

Controlli periodicamente i risultati e fai i dovuti aggiustamenti?

Spesso uno degli aspetti più trascurati nelle campagne SEO è l’analisi dei dati. Periodicamente infatti sarebbe opportuno dare un’occhiata approfondita alle statistiche, e fare i dovuti aggiustamenti. Spesso capita che una determinata pagina, ottimizzata per una determinata parola chiave non dia i risultati sperati. In questi casi è opportuno rifare un’analisi approfondita, per capire dove sta il problema, potrebbe anche essere utile studiare nuovamente la concorrenza, magari un nuovo concorrente è entrato in gioco. Potrebbe anche capitare che grazie all’analisi dei dati individuiamo una nuova parola chiave, addirittura più promettente di quella utilizzata, perché allora non sfruttare la cosa? Un altro motivo per controllare periodicamente i dati sta nella “variabilità” dell’algoritmo dei motori di ricerca. A decidere chi deve stare in cima, o in fondo alla pagina dei risultati dei motori di ricerca è un algoritmo matematico, e non una persona umana. L’algoritmo viene modificato anch’esso periodicamente, per far sì che i risultati mostrati siano quelli più meritevoli, se così si può dire, di essere letti. Questo vuol dire che oggi magari sei in prima posizione per la parola chiave “brunello di montalcino”, e domani, dopo la modifica dell’algoritmo, sei in ventesima posizione, per modo di dire. Tutto questo si traduce in una perdita di visitatori, che più essere anche considerevole, nel caso della parola chiave “brunello di montalcino” di migliaia di unità. Ma non solo, controllando periodicamente i dati, è possibile migliorare le conversioni, aumentando così i contatti, le vendite, i file scaricati, le condivisioni, etc. etc.

In conclusione, se avete risposto sì a tutte e cinque le domande allora siete sulla strada giusta per avere successo con il vostro sito web. In caso contrario, aimè, scordatevi i risultati.

Qu.ale il progetto vinicolo di Alessandra Quarta

Qualche giorno fa nel mio girovagare su internet ho scoperto il progetto vinicolo Qu.ale. Un progetto giovane, come è giovane la sua ideatrice, Alessandra Quarta, figlia di Claudio Quarta grosso imprenditore vitivinicolo pugliese. Il progetto di per se è molto semplice, con un obiettivo semplice, la stessa Alessandra lo definisce come “il progetto-specchio della mia visione aziendale, il mio contributo per provare a fare del mondo un posto migliore in cui vivere”, insomma una visione e un obiettivo comune a tanti piccoli e grandi progetti in giro per il mondo, solo che questo è un progetto vinicolo, italiano, e soprattutto di una giovane produttrice italiana.

Il progetto QU.ALE, prevede la produzione e la vendita di un unico vino. Un vino 100% made in Italy, prodotto a stretto contatto con i coltivatori e garantito dall’esperienza Tenute Eméra una delle cantina di Claudio Quarta, padre di Alessandra. Acquistando QU.ALE si contribuisce a preservare l’area naturale della Salina dei Monaci a Manduria, la casa dei Fenicotteri Rosa, e si devolve il 5% delle vendite ad alcune Onlus. Quello che mi piace del progetto non è il suo obiettivo, o il suo scopo sociale, ma il fatto che sia nato da dalla caparbietà e dal desiderio di una giovane ragazza figlia di produttori di vino.

In tanti anni che mi occupo di vino e di internet, ho avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchere con figli di produttori vinicoli che si lamentavano del fatto di non poter sfruttare appieno le potenzialità della rete, e soprattutto di non poter portare avanti progetti personali, legati al mondo del vino, perché fondamentalmente impedito dai loro genitori. Pazzesco. Quindi trovare una ragazza, figlia di un produttore di vino, con un suo personale progetto vinicolo non può che farmi piacere.

Certo è che se guardo la presenza su internet del progetto Qu.ale, ovvero la comunicazione online, devo ammettere che pecca un tantino troppo, e mostra una serie impressionante di limiti, che un progetto nato da una mente giovane e aperta non dovrebbe avere. Il sito web, molto minimalista, anzi molto ma molto minimalista, non è fatto per essere trovato sui motori di ricerca, e poi quel pulsante acquista che ti porta su un altro sito, e ti costringe a dovere cliccare diverse volte per poter acquistare il vino proprio non aiuta, insomma un vero muro che impedisce le conversioni dei visitatori in acquirenti. La presenza sui social network poi è minima. Solo su Facebook sembra che facciano qualcosa, addirittura Twitter è completamente abbandonato. Da un progetto giovane mi sarei aspettato molta ma molta più comunicazione. Una comunicazione online a 360°, e invece niente o quasi. Peccato, peccato. Il video su YouTube comunque merita di essere visto, veramente veramente piacevole.

Qu.ale - The Wine Democracy - sito web

Qu.ale – The Wine Democracy – sito web

Qu.ale - The Wine Democracy - Facebook

Qu.ale – The Wine Democracy – Facebook

Qu.ale - The Wine Democracy - Twitter

Qu.ale – The Wine Democracy – Twitter

Twitter Ads Self Service disponibile in Italia per tutti, usalo!

Twitter Ads Self Service, la piattaforma per l’advertising sul social network del famoso uccellino blu, è finalmente disponibile in Italia anche per le piccole e medie imprese. Una occasione unica anche per tante cantine italiane, piccole e grandi, che desiderano sfruttare seriamente le opportunità che il noto social network mette loro a disposizione per crescere in visibilità, ma soprattutto per migliorare l’engagement.

Perché utilizzare Twitter Ads self service

Bastano veramente pochi dati, ma significativi, per capire quanto il nuovo strumento messo a disposizione da Twitter sia potente. Secondo un’indagine condotta da Nielsen (@Nielsen) in Irlanda e Regno Unito, dove la piattaforma per l’advertising di Twitter è arrivata prima, l’83% delle aziende intervistate che hanno ovviamente usato Twitter Ads la raccomanderebbero ad altre PMI. Ed ancora, il 72% delle aziende intervistate afferma inoltre che Twitter costituisce un canale importante all’interno della propria strategia di marketing aziendale. Come non dar loro ragione? Twitter, a differenza di Facebook per esempio, permette di creare veramente un legame più forte con il pubblico che ci segue. Inoltre, a parità di investimento (tempo e denaro) e a differenza del cugino maggiore, Twitter garantisce migliori risultati sotto diversi punti di vista.

Poi, chi ha un account Twitter sa benissimo (vi invito a guardare le statistiche) che non tutti i follower interagiscono con i messaggini che si pubblicano sul social network. Anzi il grado di interazione nella maggioranza dei casi è più prossimo all’1% che al 10%. Cioè la doppia cifra è un miraggio per la maggior parte degli account. Comunque questo problema è comune a tutti i social network, non tutto quello che si pubblica viene letto. Certo se ti chiami Jovanotti per esempio, il grado di interazione è maggiore, perché i followers sono tanti e la stupidità umana non ha limiti.

Detto questo, e visto che non tutti possiamo essere Jovanotti, Obama o Lady Gaga, per avere un po’ di seguito, e quindi un po’ di attenzione dagli altri, siamo costretti ad utilizzare degli strumenti ad hoc come Twitter Ads. Twitter Ads permette a tutte le aziende, anche le più piccole, di amplificare i propri messaggi sul social network, e raggiungere così anche persone, non necessariamente nostri follower, potenzialmente interessate ai nostri prodotti o servizi.

Come funziona Twitter Ads

Come gia’ detto, piccole e medie imprese, ma anche privati se lo desiderano, possono utilizzare questa nuova piattaforma di advertising online. L’utilizzo della piattaforma è piuttosto semplice ed intuitivo, e bastano veramente pochi minuti per iniziare e mettere su una campagna di advertising con i fiocchi.  Tutto ciò che vi serve per iniziare è ovviamente un account su Twitter, e una bella carta di credito con un po’ di soldini. No, non potete pagare con due cartoni del vostro miglior vino cari amici produttori, mi dispiace :-)

Per aggiungere una nuova campagna è sufficiente selezionare l’opzione “Crea una nuova campagna”, e quindi inserire poche informazioni utili alla programmazione della campagna quali: la data di inizio e fine della campagna; i tweet che si desiderano sponsorizzare; il budget giornaliero, e quello massimo che si desidera investire per l’intera campagna; ed infine gli obiettivi della campagna, come per esempio solo per citarne due, quello per far crescere la tua community di follower, oppure quello di favorire le conversioni sul sito web per un acquisto, una registrazione, etc. etc. Comunque è prevista anche la possibilità di attivare campagne senza obiettivi specifici se non quello di sponsorizzare dei semplici tweet per favori delle conversazioni. Oltre ai classici tweet, è possibile sponsorizzare l’account e le tendenze. L’obiettivo ultimo è sempre lo stesso, e cioè quello di incrementare il numero di follower, far conoscere i propri servizi o prodotti, far compiere delle azioni, o promuovere determinati argomenti di conversazione.

Cchermata con due sponsorizzazioni Twitter Ads

Schermata con due sponsorizzazioni Twitter Ads

Come per altre piattaforme di advertising online, anche su Twitter Ads non manca lo strumento dedicato al targeting delle sponsorizzazioni. Quali sono i metodi di targeting? Quelli classici. E’ possibile, infatti, scegliere il target sulla base di interessi comuni, di follower di altri account, sulla base di parole chiavi specifiche, oppure su base geografica (citta’, regione, stato), ma anche per sesso. In poche parole il targeting con Twitter Ads non è un problema.

Ovviamente non mancano neppure le statistiche. Le statistiche ti permettono di tenere sotto controllo diversi componenti dell’attività di Annunci Twitter, scoprire maggiori informazioni sul comportamento dei tuoi clienti e modificare eventualmente la campagna in modo da ottenere risultati migliori.

Dashboard statistiche sponsorizzazioni Twitter Ads

Dashboard statistiche sponsorizzazioni Twitter Ads

Quanto costa Twitter Ads?

La bella notizia è che pagherete solo quando le persone interagiranno con le vostre sponsorizzazioni, e al massimo pagherete l’importo stabilito in fase di programmazione della campagna di advertising. Grossomodo, per dare un’idea, per ogni nuovo follower acquisito pagherete qualcosa come 50/60 centesimi di euro, nella maggior parte dei casi ovviamente, ma si può arrivare anche a qualche euro nei settori più competitivi, tipo assicurazioni, telefonia, prodotti tecnologici etc. etc., cifre comunque in linea con qualsiasi altra piattaforma di advertising online. Altrimenti nessuno sarebbe disposto ad investire su Twitter Ads :-)

Per maggiori informazioni su Twitter Ads self service, buona campagna di advertising a tutti!

La vendita vini online fatta con successo

La vendita vini online non è facile, anzi la vendita online in generale non è facile. Aprire un sito e-commerce, o nel caso specifico di una cantina, aggiungere una sezione con l’e-commerce non è diverso da aprire un negozio reale su una strada. Qualunque sia la dimensione dell’e-commerce, al pari di un qualsiasi negozio reale, richiede investimenti in denaro oltre che di tempo. Solo negli ultimi mesi sono stato contattato da diverse persone, tra cui anche diversi piccoli produttori di vino. Tutti erano intenzionati a vendere vino online, anche se non so seriamente quanto veramente intenzionati e decisi a vendere vino online. Infatti, ho avuto l’impressione di averli spaventati parecchio. Se tu mi contatti per avere consigli, io devo essere sincero e onesto con te, svelandoti quali sono i pro e i contro di un progetto di e-commerce, almeno di uno serio. E io temo di essere stato sempre troppo sincero e onesto con loro, tanto da averli spaventati praticamente tutti. Oops!

Poi qualche giorno fa mi capita di leggere un articolo online, in cui una cantina dichiara di non essere soddisfatta della vendita online dei loro vini, e che si aspettavano di più da un tale canale di vendita. La cantina in questione, di cui non faccio il nome, dichiarava che la vendita di vino online rappresentava il 4% della loro produzione, mentre la stessa vendita diretta in cantina era superiore a quella online, perché raggiungeva il 10%. La produzione della cantina, così come da loro dichiarata, si aggira intorno alle 600.000 bottiglie, il che vuol dire che sono riusciti a vendere ben 24.000 bottiglie di vino con la sola vendita online. Io al posto loro non mi sarei lamentato, anzi sarei stato molto contento del risultato, perché i dati sono molto ma molto positivi, almeno per il mio punto di vista. E non avendo modo di dubitare sulla veridicità di tale risultato, anche se l’esperienza mi fa pensare il contrario, non posso che dire, bravi!!!

Perché l’esperienza mi fa pensare il contrario? Un po’ di numeri, così tanto per iniziare a capirci qualcosa. Come già detto la vendita online non è per niente  facile. Le statistiche dicono che oltre il 90% dei siti e-commerce non generano utili, anzi gran parte di essi si possono considerare tranquillamente progetti falliti già il primo giorno della loro messa online. Aprire un sito e-commerce al giorno d’oggi costa veramente poco, e chiunque nel giro di poco tempo può essere online con un proprio progetto. Il problema è che il sito web da solo non venderà nulla, ci vogliono gli investimenti, oltre che tanta ma tanta pazienza. Purtroppo la maggior parte delle persone che decidono di buttarsi sulla vendita online trascurano proprio gli investimenti e la pazienza. La maggior parte dei siti di e-commerce di successo hanno tassi di conversione tra l’1% e il 3% circa, questo significa che ogni 100 visitatori da 1 a 3 persone fanno un ordine. Solo siti e-commerce come Amazon, e pochi altri, hanno tassi di conversione a due cifre, diciamo del 15% circa. E’ vero, esistono siti e-commerce con tassi di conversione anche superiore, ma spesso sono di siti di nicchia, quindi lasciamoli perdere. Fin qui abbiamo parlato dei siti e-commerce di successo, ma cosa possiamo dire per tutti gli altri? Si può tranquillamente affermare che sono siti web con poco traffico web e bassi tassi di conversione, dell’ordine dello ZERO VIRGOLA ZERO QUALCHECOSA E ANCHE MENO, cioè non sufficienti a generare profitti.

Riepilogando un sito di e-commerce per avere successo deve avere molto traffico web qualificato e alti tassi di conversione, in caso contrario non genererà profitti. Ovviamente va da se che i prodotti devono essere di qualità e i prezzi corretti, sicuramente lo devono essere nel caso di una cantina, perché la concorrenza nel mercato vinicolo è molto alta. Fatta questa breve premessa, ecco a voi cari miei produttori vinicoli alcuni consigli che dovete prendere in considerazione se desiderate vendere vini online seriamente, e contemporaneamente prendervi anche qualche piccola soddisfazione. Tutti i consigli hanno un effetto sinergico sul risultato finale, quindi il mio suggerimento è quello di non trascurarne alcuno.

1. Portare traffico targhettizzato sul sito web con la SEO

Puoi avere il sito web con e-commerce più bello del mondo, ma se non c’è traffico non venderai proprio nulla. L’ottimizzazione di un sito web per i motori di ricerca è la prima attività su cui devi investire per intercettare visitatori interessati ai tuoi vini, convertirli in clienti e aumentare così le vendite del tuo e-commerce. Le vendite di un sito di commercio elettronico non possono fare a meno della visibilità sui motori di ricerca. Rendere visibili il tuo marchio e i tuoi prodotti in vendita sul tuo e-commerce è la strategia vincente su cui puntare per ottenere traffico targhettizzato, cioè visitatori propensi all’acquisto online dei tuoi vini. Riflettiamoci un po’ su con i numeri. Se il sito web della tua cantina ha 20 visitatori unici al giorno (è la media di visitatori che ha un sito web di una cantina secondo le mie stime e le mie ricerche), e ha un buon tasso di conversione dell’1%, allora in questo caso la tua cantina può aspirare ad avere 6 ordini di vino al mese. Un po’ pochino, non è vero? Bene, se vogliamo far crescere le vendite allora dobbiamo far aumentare il numero di visitatori che arrivano sul sito web. E’ solo una questione di matematica! Se il nostro obiettivo è quello di ottenere almeno un ordine al giorno, allora devo quintuplicare i traffico web sul sito web, e arrivare così a 100 visitatori unici al giorno. E per poterlo fare devo investire in una attività di SEO professionale. Detto così sembra facile, ma non lo è. Ma quanto costa un servizio di ottimizzazione serio per la mia cantina? Alcune migliaia di euro all’anno. Si avete capito bene, all’anno, perché è una attività che deve essere fatta con continuità almeno i primi anni, poi volendo si può anche vivere di rendita se si continua a far crescere il proprio sito web con una buona strategia di content marketing.

La SEO per la vendita di vini online

2. Pubblicizzare il marchio e i prodotti

Di solito il successo di un sito e-commerce dipende fortemente dalla quantità di prodotti in vendita, ovvero dal numero di pagine presenti nel sito web. Un sito web con migliaia di prodotti in vendita ha più probabilità di essere trovato dagli utenti rispetto a un sito web che vende solo pochi prodotti. Quest’ultimo è proprio il caso delle cantine. Una cantina nel migliore dei casi, se grande, può fare affidamento solo su un numero limitato di prodotti. Ed è proprio per quest’ultimo motivo che spesso si consiglia alle cantine di avere anche un bel blog sul proprio sito web, che ha come scopo ultimo quello di far aumentare il numero di pagine indicizzate nei motori di ricerca. Purtroppo, anche in presenza di pagine web perfettamente ottimizzate per determinate parole chiavi non sempre è possibile posizionarsi nelle prime posizioni dei risultati dei motori di ricerca, perché difficile e competitiva la parola chiave in questione. Allora in questo caso per esempio conviene attivare una campagna Google AdWords e pagare per quella parola chiave. Ebbene si, perché è importantissimo essere sempre in prima pagina, e se possibile anche nella prima posizione. Il sito web in prima posizione prende sempre molti più click del sito web in decima posizione. La decima posizione cattura solo l’1% dei click!!!

Vendita vini online e campagne banner

Ma quello di essere nella prima pagina dei motori di ricerca non deve essere l’unico obiettivo di una cantina che vuole vendere i suoi vini online. Infatti, l’obiettivo di una cantina non deve essere solo quello di intercettare persone e quindi potenziali clienti che cercano una ben determinata tipologia di vino, ma anche quella di far conoscere il suo marchio e i suoi prodotti a persone che navigano in rete ma che in quel preciso momento stanno cercando ben altro. In poche parole dobbiamo sfruttare l’effetto serendipity del marketing. Serendipity è una delle parole più belle della lingua inglese, ma anche una delle più difficili da tradurre. In parole povere significa imbattersi in qualcosa (o in qualcuno) per caso, qualcosa che ci sorprende e ci fa molto piacere, che ci emoziona. Facciamo un esempio. Una persona naviga su un portale vinicolo alla ricerca di informazioni, o semplicemente per leggere qualcosa in un momento di relax, all’improvviso quella persona vede un banner di una cantina che non conosce e ci clicca su. Quella persona  si trova cosi su un sito web fatto così bene da emozionarlo. Belle immagini, bei video, belle storie di persone e prodotti, insomma un mix di cose che lo colpiscono positivamente. In breve ha scoperto una nuova cantina che fino a quel preciso momento non conosceva affatto, e che molto probabilmente gli farà compiere una azione tipo iscriversi alla newsletter, o meglio ordinare subito i loro vini.

Riepilogando, se vuoi vendere i tuoi vini le persone devono conoscere il tuo marchio e i tuoi prodotti, più persone ne vengono a conoscenza più prodotti venderai. E’ chiaro che per fare pubblicità devi investire del denaro, e soprattutto devi investirlo nei canali giusti. Campagne pay per click tipo Google AdWords, campagne banner su portali, campagne di advertising sui social networks, qual è il canale migliore su cui investire? Difficile dare una risposta, ogni tipologia di pubblicità ha dei pro e dei contro. L’ideale sarebbe puntare su tutti i canali per intercettare il maggior numero di persone possibile. Purtroppo una tale strategia richiede anche un maggiore investimento in denaro. La soluzione rimane quella di provare tutte le tipologie per un certo periodo di tempo limitato, e dopo scegliere quella che ha prodotto i risultati migliori. Ma ci vuole tempo.

3. Sito web, semplicità è la parola d’ordine

I due precedenti suggerimenti non servono proprio a nulla se il sito web con l’e-commerce è fatto male. Puoi portare sul sito web migliaia di visitatori unici al giorno, ma se il sito web non ha un aspetto professionale difficilmente arriveranno gli ordini. “Keep It Simple, Stupid” (KISS), è uno dei principi fondamentali del web design, e purtroppo sono in tanti a non rispettarlo. Un sito web deve essere il più semplice possibile, e contemporaneamente avere un aspetto professionale curato nei minimi particolari. Bisogna focalizzarsi più che altro sulla usabilità del sito e sulla qualità dei contenuti. Queste sono le cose più importanti da fare per incrementare la vendita diretta del vino online. Bisogna rimanere focalizzati sull’obiettivo principale: VENDERE VINO ONLINE. I visitatori che arrivano sul vostro sito web, e che non conoscono il vostro marchio e i vostri vini, basano il loro giudizio iniziale sull’aspetto del sito web.

Sito web Bava

Testi di qualità, fotografie ad alta risoluzione, e video accattivanti hanno un effetto positivo sulla percezione del valore del vostro marchio, e di conseguenza contribuiscono a migliorare i tassi di conversione delle vendite online. Quindi evitate di appesantire il vostro sito web con effetti speciali inutili. Se un visitatore arriva sul vostro sito web con l’intenzione  di comprare del vino, non fategli perdere tempo!!! Un altro aspetto importante riguarda la semplicità del processo di pagamento. Da solo questo importante aspetto di ogni e-commerce può determinare il successo o meno di un sito web, quindi anche questo aspetto deve essere semplificato il più possibile. Ah dimenticavo, un sito web professionale non può costare quanto due cartoni del vostro miglior vino, quindi smettetela di rivolgervi al pinco pallino con poca esperienza di web design e web marketing, o ancora peggio al ragazzino della scuola superiore un po’ smanettone, perché quel po’ di soldi che pagherete saranno comunque solo soldi persi. Ultima precisazione, un sito web non è per sempre, il ciclo di vita di un sito web è di circa 3/4 anni, e poi deve essere rinnovato, se non proprio tutto almeno in parte.

4. Go mobile

Ma che ve lo dico a fare, ormai lo avrete capito anche voi, tutto il mondo utilizza i telefonini e i tablet per navigare su Internet. Ormai quasi il 30% di tutto il traffico web mondiale è generato da dispositivi mobile. Tutti, ma proprio tutti, sono online, e utilizzano i loro telefonini e i loro tablet per cercare notizie, rilassarsi, giocare, e fare acquisti, si avete capito bene anche per fare acquisti. Nel settore vino la percentuale del traffico web generato dai dispositivi mobile supera già il 30% in alcuni casi, perché è un settore molto competitivo, e sia gli operatori del settore che i semplici appassionati di vino sono una categoria di persone che utilizzano parecchio la rete e i dispositivi mobile per soddisfare i propri “bisogni” enologici. La maggior parte dei siti web (quelli senza animazione Flash) sono visualizzati ancora decentemente sugli ultimi dispositivi mobile che dispongono di web browsers simili alle versioni per desktop, ma peccano comunque, e anche parecchio in usabilità e navigabilità. Al contrario le persone oggi preferiscono visitare siti web realizzati appositamente per essere visualizzati correttamente su ogni dispositivo mobile. Non a caso, una recente indagine di  Google sui comportamenti degli utenti  in mobilità ha rilevato  che  il 72% degli intervistati trova molto importante che i siti web siano mobile-friendly. Non lo sto dicendo io, ma lo a detto Google, quindi rifletteteci su! In conclusione il vostro sito web deve essere costruito appositamente per i dispositivi mobile. Nel web design infatti si parla sempre di più di MOBILE FIRST, proprio per evidenziare l’importanza di un sito web mobile-friendly per gli utenti in mobilità. Ad oggi la soluzione ideale per tutti i siti web (o quasi), suggerita tra l’altro sempre dal re dei motori di ricerca Google, è quella con il layout fluido, che si adatta cioè a tutte le risoluzioni degli schermi, e conosciuta anche con il nome di RESPONSIVE WEB DESIGN. Questo mio piccolo blog per esempio è di tipo responsive, ma anche il mio portale www.bereilvino.it lo è, guardateli con un telefonino di nuova generazione :-)

5. Prezzi e costi di spedizione intelligenti

Voglio essere molto chiaro e diretto su questo aspetto. Niente uccide le vendite online di vino più dei costi di spedizione esagerati. I costi di spedizione sono il deterrente numero uno per chi compra vino online, e devono essere i più bassi possibile. Assicurati che i tuoi costi di spedizione siano ragionevoli, insomma non ci devi guadagnare anche su quelli. Anzi, voglio essere ancora più chiaro riguardo i costi di spedizione e i prezzi dei vini in generale. Il costo complessivo dell’ordine, ovvero le bottiglie di vino più le spese di spedizione, deve essere inferiore a quello che il cliente sosterrebbe se le stesse bottiglie venissero acquistate in una enoteca o in un negozio offline. In poche parole l’acquisto del vino online deve essere sempre conveniente per il cliente, altrimenti non farà l’ordine. Molte cantine purtroppo hanno paura di vendere i propri vini a prezzi inferiori a quelli praticati dalle enoteche, perché temono la ritorsione delle enoteche stesse, che temono a loro volta l’eventuale effetto cannibalizzazione. Ovviamente il problema non sussiste, e lo dimostrerò con alcuni piccoli esempi. Cominciamo con quello più facile da comprendere, quello matematico. Anche se tutte le cantine italiane dovessero decidere all’improvviso di vendere online i propri vini non tutte avrebbero successo. Come ho già detto inizialmente il 90% dei siti di e-commerce non generano profitti perché i titolari di quelle attività commerciali non sono in grado di gestirle come si deve. E anche se all’improvviso dovessero decidere di fare le cose seriamente, non tutti possono avere successo, proprio per motivi statistici. Solo poche attività avranno successo, tutte le altre tireranno a campare. Esattamente come le enoteche, alcune hanno successo e fanno profitti, tante altre tirano a campare, e hanno paura se i produttori vendono online.

Altro esempio utile per capire perché i prezzi online devono essere bassi ed inferiori a quelli praticati dalle enoteche. Chi compra vino online è in generale un consumatore appassionato di vini. Questa tipologia di consumatore è in assoluto la più infedele di tutte, sempre alla costante ricerca di nuovi vini, nuove emozioni. Vuoi mettere il piacere di aver scoperto un vino che nessuno (o quasi nessuno) conosce? Non tutte le cantine infatti possono essere presenti in tutte le enoteche del territorio nazionale, e contemporaneamente non tutte le enoteche possono avere tutti i marchi a catalogo. Ebbene si, anche in questo caso la matematica vi dice di stare tranquilli, nessuno farà male a nessuno con la vendita di vino online. Ma voglio fare ancora un esempio. Io sono nato e cresciuto nel mondo del vino, mi piace berlo, anche se con moderazione, ma in vita mia non ho mai comprato vino in enoteca! Pensate che io sia l’unica persona al mondo e consumatore di vino con tali caratteristiche? Sicuramente no. Questo solo per dirvi che le enoteche non intercettano tutti i potenziali consumatori di vino, e anche per tranquillizzare quest’ultimi su eventuali mancati incassi futuri dovuti all’e-commerce del vino.

Pensate adesso per un istante poi a tutti quei potenziali consumatori di vino e potenziali appassionati di vino che vivono in paesini o comunque in posti lontani da enoteche ben fornite. Devono forse farsi chilometri e chilometri per comprare i loro vini preferiti? Non credo proprio, probabilmente tanti di loro finiscono per non comprare vino, piuttosto che bere quello che trovano nel supermercato sotto casa. Tale tipologia di consumatori invece potrebbero benissimo beneficiare della vendita online per soddisfare i propri desideri altrimenti insoddisfatti, e contemporaneamente accrescere la propria conoscenza “vinicola” provando nuovi prodotti altrimenti introvabili. Ed ancora, quale enoteca offline e online (non ha alcuna importanza) può garantirmi una verticale di un particolare vino? Pochissime, forse nessuna. Allora, un gruppo di amici che desiderano trascorrere una piacevole serata a casa, magari organizzando una spettacolare verticale di Barolo X della Cantina Y devono lasciar perdere?

Bene, credetemi sulla parola, potrei continuare a fare decine e decine di esempi per giustificare la vendita di vino online, e per motivare l’importanza di un prezzo di vendita molto vantaggioso per i potenziali clienti, ma mi fermo qui perché credo che sia sufficiente. Un’ultima precisazione prima di passare al consiglio successivo, il mio suggerimento è quello di inglobare sempre i costi di spedizione nel prezzo delle bottiglie stesse, cioè renderlo invisibile. Infatti leggere su un sito e-commerce  “spese di spedizione incluse” o ancora meglio “spedizione gratuita” ha un effetto positivo sul potenziale cliente, e quindi sulle conversioni del vostro e-commerce.

Spedizione gratuita

6. La newsletter per vendere ancora di più

La corretta gestione di tutte le fasi e di tutti gli aspetti del post vendita è di fondamentale importanza per un sito e-commerce, perché consente di migliorare il rapporto con i clienti e di mantenerlo quanto più a lungo possibile. Una delle attività del post vendita in assoluto più importante e remunerativa per il fatturato di una azienda è la newsletter. La vendita online di vino è sostanzialmente diversa dalla vendita online di altri prodotti, chi acquista vino online infatti è generalmente un appassionato di vino, quindi curioso di natura, e pertanto più aperto a ricevere informazioni su tutto quello che riguarda il mondo del vino, promozioni e offerte di acquisto di vino incluse. Purtroppo le cantine, anche quelle poche che vendono online, fanno un uso sbagliato della newsletter, anzi la maggior parte di esse, per essere sincero, non la usano neppure. Errore grande quanto una casa!

Io penso di essermi iscritto negli ultimi anni ad un centinaio di newsletter di cantine, e ne ricevo periodicamente soltanto 4 o 5, e questo per farvi capire quanto poco sia preso in considerazione uno strumento potente come la newsletter dalle cantine. Nonostante alcuni studi abbiano dimostrato che la newsletter è il mezzo che fa vendere in assoluto di più. Acquisire un nuovo cliente costa mediamente da 6 a 10 volte di più che fidelizzarne uno già acquisito.  Inoltre la probabilità di vendere ad un cliente già acquisito è del 50% circa, mentre quella di vendere ad un potenziale cliente solo del 5%, una bella differenza no? In parole povere, per una cantina che desidera vendere il proprio vino online non è la prima vendita ad essere profittevole, ma la seconda, la terza, la quarta, e così via.

Newsletter Ca' di Rajo

La newsletter è uno strumento pratico, economico, misurabile, e con un alto ritorno sull’investimento, purché ovviamente sia utilizzato in modo corretto. La raccolta degli indirizzi di posta elettronica dovrebbe essere una priorità per ogni azienda online che si rispetti. Chiedete l’indirizzo di posta elettronica a chiunque, e soprattutto tutte le volte che se ne presenta l’occasione. Gli indirizzi di posta elettronica di clienti e potenziali tali sono oro puro. Per esempio, giusto oggi è il giorno di Cantine Aperte, evento annuale promosso dal Movimento turismo del Vino, decine di migliaia di enoturisti visiteranno le cantine italiane, e molto probabilmente faranno anche degli acquisti di vino, ecco questa è una ottima occasione per chiedere loro l’indirizzo di posta elettronica. Vendere loro del vino senza chiedere l’indirizzo di e-mail sarebbe un grave errore “commerciale”, perché senza non sarà possibile fidelizzarli! Come detto tutte le occasioni sono buone per “collezionare” i loro “benedetti” indirizzi e-mail, quindi dalle piccole serate di degustazione alle grandi fiere come il Vinitaly, insomma nessuna occasione va persa.

7. Lavorare offline per vendere online

Sono ancora tantissime le persone che non utilizzano la rete per fare acquisti, tra cui anche tantissimi appassionati di vino. Tante persone infatti non si fidano e hanno paura a fare acquisti online, perché temono di prendere delle fregature. Altre invece semplicemente perché non ne hanno mai avuto l’occasione e la motivazione. Bene, offrite loro l’occasione e la motivazione. Un esempio? Eccovelo. Immaginate di essere presenti in un ristorante per una degustazione dedicata ai vostri vini. Probabilmente con diverse persone presenti alla degustazione avrete anche una conversazione, ecco allora una ottima occasione per dare loro un vostro bigliettino da visita (fatto ad hoc per l’occasione), non solo con il vostro nominativo e i vostri contatti, ma anche e soprattutto con un coupon (codice promozionale) bene in vista che potranno spendere sul vostro e-commerce.  In parole povere offrite loro uno sconto vantaggioso per il loro primo acquisto. Senza questo escamotage molto probabilmente nessuno dei presenti infatti andrebbe successivamente online e acquisterebbe i vostri vini, al contrario con un coupon di sconto in mano la musica sarebbe completamente diversa. In conclusione  lavorate bene offline per vendere di più online.

8. Be social, get social

Cosa posso dirvi riguardo i social networks che non sapete già, e non avete già sentito dire da qualcun altro? Nulla! Tutti sanno quanto oggi siano importanti i social networks per il successo online di una azienda. Essere presenti nei principali social networks è un MUST. Per aumentare le probabilità di successo e di vendita online non bisogna trascurare la presenza aziendale almeno nei principali social networks: Google Plus, Facebook, e Twitter. Oggi, più che mai, la notorietà del marchio è importantissima per avere successo nel mercato globale, e la sola qualità dei vostri prodotti non è più sufficiente. Oggi gran parte del successo delle cantine passa per la rete, specialmente per le piccole cantine a conduzione familiare. Non sbaglio, e soprattutto non esagero, affermando che oggi quasi tutta la comunicazione si fa in rete. Wine e Winelovers si incontrano soprattutto online, ed è li che le cantine devono lavorare per costruire il successo del loro marchio, in rete. I social networks rappresentano una buona fetta della comunicazione online, e pertanto devono essere presenti nella strategia aziendale.

Donnafugata su Facebook

Utilizzando, spesso e bene, i social network e integrandoli nel proprio sito web con l’e-commerce le vendite online crescono. Perché? Vi basta sapere che i segnali provenienti dai social network, come i like e le condivisioni in generale, migliorano il posizionamento delle pagine web nei motori di ricerca. Inoltre, possiamo utilizzare Google Plus per sfruttare il famoso authorship nelle SERP (pagine dei risultati dei motori di ricerca), e migliorare così il CTR (tasso di conversione) delle visite verso il sito web. Più visitatori, più vendite! Non dimentichiamo infine che tutti i segnali social (like, tweet, commenti, etc. etc.) generano fiducia nel visitatore del sito web, che è più propenso a fare un acquisto di vino. Infatti, se una persona visita il vostro sito web e non vi conosce difficilmente farà un ordine di vino, ma se sul vostro sito web legge per esempio i commenti di altre persone che hanno acquistato il vostro vino, o vede quante volte è stata condivisa la pagina di un prodotto, allora in questo caso sarà più propensa ad acquistare. Insomma utilizzate i social network per fidelizzare i vostri clienti, e rassicurare i potenziali clienti sulla serietà della vostra cantina.

Conclusione

Come è facile immaginare, almeno spero, aprire un sito e-commerce o aggiungere una sezione con l’e-commerce al proprio sito aziendale non è diverso da aprire un negozio reale su una strada qualunque. Piccolo o grande che sia, il negozio online richiede investimenti in tecnologia, in marketing, in formazione del personale, e tempo, tanto tempo. Non è come un distributore automatico di bibite e dolciumi vari alla stazione, il tuo sito di e-commerce non venderà da solo. Per vendere devi lavorare duramente. Assicurati di fare le cose che ti ho suggerito,  non sono tutte le cose che bisognerebbe fare per avere successo con un e-commerce, ma meglio di niente, e con il tempo i risultati arriveranno.

Strumenti utili per analizzare i siti web dei vostri concorrenti

Abitualmente io ignoro i miei diretti concorrenti sul web. Cioè non faccio mai una analisi dei loro siti web per capire quali sono i loro punti di forza, e di debolezza, e migliorare così la posizione dei miei siti web nei loro confronti. Perché non mi interessa proprio, non vendo nulla, ed economicamente non dipendo dai miei siti web. Tuttavia quando si realizza un nuovo sito web l’analisi dei siti web dei concorrenti è un aspetto molto importante che non bisognerebbe mai trascurare. Avere un idea di come si comportano i loro siti web nei motori di ricerca, conoscere le keyword che generano il loro traffico web, avere una stima di alcuni dei loro web KPI è fondamentale per avere successo sul web. La conoscenza di questi dati permette infatti di pianificare meglio la strategia di comunicazione online incentrata sul sito web, e di battere i concorrenti proprio dove loro sono forti. E visto che spesso mi viene chiesto come si fa ad analizzare i siti web dei concorrenti, e soprattutto quali strumenti utilizzare per l’analisi, ho deciso di condividerne un paio con voi produttori di vino. Sono anni che lavoro con internet, e di strumenti online ne ho provati a decine, ma due di essi mi piacciono particolarmente per la loro semplicità. I due strumenti che vi consiglio oggi sono Semrush.com e Similarweb.com. Sono due strumenti a pagamento, ma anche le loro versioni gratuite con limitazioni possono fornire spunti interessanti. In questo breve articolo non vi spiegherò come utilizzarli al meglio, ma ve li segnalerò semplicemente, così potete giocarci un tantino. Avete sempre desiderato sapere qual è il traffico web di questa o quella cantina, solo per curiosità? Bene, allora questa è la volta buona.

Per divertimento ho preso in considerazione due siti web che stanno agli estremi tra loro, quello della cantina Curto (Sicilia) e quello della Cavit (Trentino). Rispettivamente una piccola cantina con un sito web molto vecchio e mai aggiornato, e una grande cantina con un sito web nuovissimo.

Curto: www.curto.it

Sito web Curto

Semrush Curto

Similarweb Curto

Cavit: www.cavit.it

Sito web Cavit

Semrush Cavit

Similarweb Cavit

Molto brevemente. Subito noto che il sito della cantina Curto è in picchiata libera (A), non genera traffico web, o se lo genera non è misurabile NOT ENOUGH DATA (C), perché troppo misero. Addirittura quello che mi lascia basito è che Semrush non mostra nessuna keyword (B), neppure una con il marchio, quindi tipo “curto” o “vini curto”. In breve, i loro vini sono buoni, ma la loro presenza online lascia parecchio a desiderare. Il sito web non aggiunge alcun valore all’immagine della cantina , intesa come marchio, anzi così facendo lo danneggia. Nel caso caso della Cavit ovviamente il risultato è completamente diverso, producono milioni di bottiglie, quindi mi aspetto del traffico web. Entrambi gli strumenti mi suggeriscono che c’è abbastanza traffico, comunque meno di quello che mi sarei aspettato con una cantina che produce milioni di bottiglie. Semrush mi suggerisce che il sito web genera traffico grazie ad un buon numero di keyword ben 57 (D), e che la keyword più importante, cioè quella che presumibilmente genera più traffico è una keyword generica molto importante “muller thurgau” (E), che stacca addirittura anche quella con il marchio “muller thurgau cavit” (F). Similarweb mi mostra invece anche la stima di alcuni importanti web KPI (G): circa 2.000 visitatori al mese (discreto), più di 4 minuti di permanenza online (molto buono),  quasi 3 pagine visitate in media (discreto), e un frequenza di rimbalzo o meglio di abbandono del 41% circa (non male).

Chiaramente qui mi son limitato a trarre delle brevissime conclusioni senza approfondire più di tanto. Come già detto vi segnalo questi due strumenti solo a titolo informativo, così anche voi potente, se volete, capire come si comportano i siti web dei vostri concorrenti. Buon divertimento!

P.S. I dati mostrati sono solo delle stime, molto vicine alla realtà, ma comunque delle stime.