Come creare un contest di successo per il Vinitaly

Ormai il prossimo vinitaly è alle porte, mancano appena 3 settimane, ma ritengo che ci sia ancora tempo sufficiente per preparare un piccolo contest per l’evento. Vinitaly è la manifestazione di riferimento del settore vinicolo, oltre 150 mila visitatori provenienti da circa 120 Paesi. Quattro giorni di grandi eventi, rassegne, degustazioni e workshop mirati all’incontro delle cantine espositrici con gli operatori del settore, ma anche con tantissimi semplici consumatori e appassionati di vino. Infatti, anche se il Vinitaly è una fiera professionale, tanti visitatori sono semplici consumatori e appassionati di vino, perché il vino, diciamoci la verità, è uno di quei prodotti che è spesso presente nei momenti più belli della nostra quotidianità, e quindi è del tutto normale che tantissimi visitatori non siano operatori del settore.

Quando una cantina partecipa ad una fiera importante come quella del Vinitaly nulla è più deprimente dal vedere il proprio stand vuoto o poco frequentato, soprattutto quando quelli dei nostri vicini sono stracolmi di visitatori. Ovviamente, sono soprattutto le piccole cantine a soffrire parecchio di questo problema, i grandi marchi hanno sempre gli stand stracolmi di gente, perché sono più preparati e abituati a gestire gli eventi importanti come il Vinitaly. Al contrario le piccole cantine, e i marchi meno conosciuti hanno serie difficoltà a riempire il loro stand con continuità, e quindi durante l’arco della giornata ci possono essere spesso momenti in cui non ci sono visitatori nello stando, o comunque, se ci sono, sono veramente pochi. Allora perché non provare a riempire lo stand con un contest, ovvero con un concorso a premi? Perché non invogliare i semplici visitatori a fermarsi allo stand per conoscere il vostro marchio e i vostri prodotti?

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E-commerce vino: WordPress e Woocommerce e vai sul sicuro

Il settore dell’e-commerce non conosce la crisi. Per dare un’idea, secondo alcuni studi in Italia nel 2014 il mercato e-commerce B2C ha fatto registrare un +17% per un valore di 13,3 miliardi di euro. Non so se questi numeri siano reali, è sempre difficile raccoglierli, ma è comunque evidente a tutti quanto l’e-commerce sia giorno dopo giorno sempre più importante per tantissime attività commerciali, incluso le cantine, anzi soprattutto per le cantine. Il valore del mercato e-commerce italiano rappresenta solo 1/7 di quello UK, 1/5 di quello tedesco e 1/3 di quello francese, in poche parole c’è ancora spazio per crescere, per aggiungere al classico canale di vendita offline, anche quello online.

e-commerce vino

Una occasione unica per le cantine che desiderano superare la crisi economica che attanaglia l’Italia ormai da anni, e che purtroppo, ma spero di sbagliarmi, continuerà ancora per tanto tempo. Soprattutto le tante piccole cantine a conduzione familiare hanno una opportunità unica, quella di colmare il gap che le separa da quelle più grandi, almeno sulla rete. Vendere vino online per una piccola cantina a conduzione familiare può anche significare molto in termini economici. Oggi infatti il problema dell’e-commerce in Italia è fondamentalmente un problema di offerta, e non di domanda, e questo in tutti i settori commerciali, incluso pertanto quello vinicolo. I consumatori di vino che desiderano acquistare online sono sempre di più, in particolare quelli che desiderano comprare direttamente dal produttore. I consumatori di vino che acquistano in rete sono mediamente più informati di quelli che acquistano offline, e sono soprattutto più curiosi, sempre alla costante ricerca di nuove tipologie di vino, nuovi produttori, piccoli gioielli vinicoli poco commercializzati, e via discorrendo. Perché allora non offrire loro questa opportunità?

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Social media marketing, la grande illusione!

Cari produttori di vino, buon 2015! Voglio dedicare il mio primo articolo del 2015 al social media marketing, perché non è tutto oro quello che luccica quando si parla di social network. Negli ultimi due anni si è fatto un gran parlare di social network e di social media marketing anche tra i tanti produttori di vino. In massa avete abbandonato i vostri vecchi siti web (non è un eufemismo) a favore dei social network nella speranza che quest’ultimi vi facciano acquisire sempre più clienti. Clienti che, con la crisi economica che perdura ormai da anni, continuano a calare. Non è un caso infatti se tanti social media guru o pseudo tali sono nati come i funghi, e i corsi di social media marketing si sprecano.

Cari produttori di vino, state investendo tempo e denaro su Facebook, Twitter, e compagnia bella pensando di avere una relazione con i vostri clienti o potenziali tali? Male! Non illudetevi, perché il ritorno sull’investimento non è proprio così evidente, sicuramente non lo è per la maggior parte di voi. Ovviamente tutto ciò vale anche per altri tipi di aziende, e non solo per i produttori di vino. Quello che i tanti guru del social media marketing non vi dicono è che per ogni caso di successo che vi raccontano ce ne sono decine migliaia che hanno miseramente fallito il loro obiettivo. In poche parole vi fanno vedere solo quello che conviene a loro per vendervi i loro servizi.

Perché il social media marketing è una grande illusione?

Diverse studi fatti sui social network mostrano che i vari KPI, cioè gli indicatore chiave di prestazione, non sono poi proprio così interessanti da far gridare tutti al successo. Per esempio un recente studio della Forrester Research, mostra che solo il 2% dei posti pubblicati dalle grandi aziende su Facebook raggiunge l’attenzione degli utenti del famoso social network. Nessuno sano di mente infatti può affermare che con un Facebook Organic Reach del 2% si ha davvero un rapporto con i propri clienti tramite Facebook. Inoltre un altro studio sempre della Forrester Research mostra come l’engagement con i propri fan sempre su Facebook sia solo un misero 0,07%. Con questi numeri possiamo dire veramente di avere un rapporto con i nostri clienti? Ovviamente no. Per la verità i dati in mio possesso dicono che sia il valore del Facebook Organic Reach che dell’Engagement sono circa 3 volte superiori, ma io ho accesso solo ad un numero limitatissimo di account Facebook, sicuramente inferiore a quello della Forrester Research. In ogni caso sono numeri molto bassi, per gridare al successo.

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Campagna SEO, la checklist per avere successo

La prima regola del web, per una azienda che vuol fare business, è farsi trovare facilmente dai navigatori internet e soprattutto dai potenziali clienti. Quelli veri, quelli disposti a fare affari con voi. E l’unico modo per poterlo fare, almeno online, è con una seria campagna SEO. Purtroppo, e dico purtroppo, la maggior parte delle campagne SEO sono destinate al fallimento, perché non portano a risultati, o perché i risultati sono decisamente inferiori alle aspettative del cliente. Se vuoi capire se la tua campagna SEO è ben fatta, e ti porterà nel medio e lungo periodo al successo, allora devi rispondere Sì a tutte queste domande.

Scritta seo in blocchi di legno

Le keyword scelte per la tua campagna SEO sono quelle giuste?

Ottimizzare le pagine di un sito web con le keyword sbagliate è una delle principali cause di fallimento di una campagna SEO. Anche nel caso ideale che tu, produttore di vino, ti sia rivolto ad un professionista o ad una nota web agency è molto probabile che la tua campagna SEO non porterà a risultati apprezzabili. Spesso le keyword selezionate per ottimizzare le pagine web sono quelle che voi, tu e il professionista che ti segue, pensate che i vostri potenziali clienti utilizzano per fare ricerche online. E tutto questo spesso senza aver in mano dati reali su cui basare le proprie scelte. Perché le keyword devono essere quelle giuste? Perché i siti web delle cantine hanno in generale un numero limitatissimo di pagine, se escludiamo un eventuale blog aziendale (assolutamente necessario). Pagine classiche tipo, azienda, cantina, territorio, vini, etc. etc. Una pagina web può essere ottimizzata per una sola keyword principale, e per un certo numero di keyword secondarie strettamente correlate alla principale (ma che generano poco o pochissimo traffico web). E dato che la matematica non è una opinione, se ho poche pagine nel sito web, devo allora assicurarmi che quelle pagine siano ottimizzate per delle keyword che mi portino il maggior traffico web possibile, e contemporaneamente il traffico web più qualificato.

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Qu.ale il progetto vinicolo di Alessandra Quarta

Qualche giorno fa nel mio girovagare su internet ho scoperto il progetto vinicolo Qu.ale. Un progetto giovane, come è giovane la sua ideatrice, Alessandra Quarta, figlia di Claudio Quarta grosso imprenditore vitivinicolo pugliese. Il progetto di per se è molto semplice, con un obiettivo semplice, la stessa Alessandra lo definisce come “il progetto-specchio della mia visione aziendale, il mio contributo per provare a fare del mondo un posto migliore in cui vivere”, insomma una visione e un obiettivo comune a tanti piccoli e grandi progetti in giro per il mondo, solo che questo è un progetto vinicolo, italiano, e soprattutto di una giovane produttrice italiana.

Il progetto QU.ALE, prevede la produzione e la vendita di un unico vino. Un vino 100% made in Italy, prodotto a stretto contatto con i coltivatori e garantito dall’esperienza Tenute Eméra una delle cantina di Claudio Quarta, padre di Alessandra. Acquistando QU.ALE si contribuisce a preservare l’area naturale della Salina dei Monaci a Manduria, la casa dei Fenicotteri Rosa, e si devolve il 5% delle vendite ad alcune Onlus. Quello che mi piace del progetto non è il suo obiettivo, o il suo scopo sociale, ma il fatto che sia nato da dalla caparbietà e dal desiderio di una giovane ragazza figlia di produttori di vino.

In tanti anni che mi occupo di vino e di internet, ho avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchere con figli di produttori vinicoli che si lamentavano del fatto di non poter sfruttare appieno le potenzialità della rete, e soprattutto di non poter portare avanti progetti personali, legati al mondo del vino, perché fondamentalmente impedito dai loro genitori. Pazzesco. Quindi trovare una ragazza, figlia di un produttore di vino, con un suo personale progetto vinicolo non può che farmi piacere.

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