Il mondo del vino italiano non ama Internet (2)

Il mondo di Internet e del World Wide Web in generale si è ormai espanso a un punto tale da sfuggire alla comprensione umana, inteso in senso positivo ovviamente. Guardate un po’ Facebook per esempio, solo in Italia gli utenti presenti nel famoso social network sono quasi 16 milioni (dati dello scorso mese di marzo). 16 MILIONI!!! Quindi se escludiamo i bambini, gli anziani, e il sottoscritto, praticamente tutti sono presenti su Facebook. Ah dimenticavo, dobbiamo escludere anche quasi tutte le cantine italiane, e quindi i corrispondenti proprietari, che se ne infischiano di Facebook, anzi per la precisione se ne infischiano di Internet in generale. Sono ormai nove anni che lavoro a “stretto” contatto con le cantine italiane, e nel corso di questi anni non ho visto quasi nessun miglioramento. Il loro rapporto con Internet è rimasto immutato. Per farvi capire un po’ come stanno le cose, e che quello che dico è la verità vi racconterò brevemente la mia più recente esperienza con www.bereilvino.it, il mio portale dedicato interamente alle cantine italiane.

Circa un mesetto fa ho chiesto per e-mail a quasi 3.500 cantine italiane di controllare i propri dati e la propria scheda aziendale presenti sul mio portale, e di comunicarmi eventuali variazioni e/o i dati mancanti. E’ un lavoro che faccio una volta all’anno per mantenere i dati del database on-line sempre aggiornati. E soprattutto è un lavoro che faccio gratuitamente, non chiedo neppure un centesimo di euro in cambio. E puntualmente i risultati mi hanno lasciano perplesso. Su quasi 3.500 cantine, soltanto 587 (ho le statistiche del sito che me lo confermano) sono andate sul portale a controllare i propri dati, e di queste ultime soltanto 89 hanno risposto inviando una e-mail con i dati mancanti e le correzioni da fare. Insomma, i risultati sono stati veramente deludenti, migliaia di cantine italiane dopo anni si rifiutano ancora di controllare e completare la propria scheda aziendale presente sul mio portale www.bereilvino.it. Il risultato è ancora peggiore se si tiene in considerazione che la “collaborazione” era completamente gratuita, e che in palio per una delle cantine ci sarebbe stata anche una campagna banner gratuita di ben 6 mesi (P.S. sorteggerò la cantina da premiare tra qualche giorno).

Tutto ciò è davvero deprimente. Quando racconto ai miei colleghi di lavoro, io vivo e lavoro in Olanda ormai da diversi anni, le mie esperienze con le cantine italiane vi assicuro che si mettono a ridere, o mi guardano esterrefatti. Qui in Olanda tutti, aziende e utenti, utilizzano la rete con una familiarità che non ha pari o quasi nel mondo. Basti pensare che l’Olanda ha un terzo degli abitanti dell’Italia, e ben 3 volte il numero di domini registrati dell’Italia. Un paese, l’Olanda, dove ben 9 milioni di persone hanno fatto almeno una volta un acquisto on-line. Morale della favola? La morale della favola può essere brevemente riassunta così: Internet deve essere visto come uno strumento di primaria importanza da tutti i responsabili aziendali. Il mercato è cambiato, e i cambiamenti saranno ancora più marcati negli anni a venire. Per avere successo nei prossimi anni le cantine non potranno più puntare esclusivamente sulla qualità, ma dovranno puntare anche sulla comunicazione. E Internet è comunicazione allo stato puro. Internet favorisce infatti lo sviluppo delle aziende poiché consente di ampliare il proprio mercato di riferimento, rendendole allo stesso tempo più competitive. La parola d’ordine oggi è viralizzare. Siti web aziendali di qualità, micrositi dedicati a linee di prodotto e/o ai vini di punta, presenza attiva sui principali social networks come Facebook e Twitter, campagne banner per il branding, affiliazioni a portali verticali come per esempio www.bereilvino.it, article marketing, blogging, commercio elettronico, video, insomma devono sfruttare tutte le possibilità che la rete offre per garantire a tutti i costi la giusta visibilità alla propria cantina.

9 comments

  1. vincenzo

    ciao fabio,
    sono una di quelle 3.500 cantine che hai contattato è solo oggi ti ho risposto. l’analisi che fai è corretta riguardo allo scarso utilizzo del web da parte delle cantine. è da un po che se ne parla ma le cose non cambiano e una ragione ci sarà.

    considera però che ci sono categorie commerciali, sempre nel settore dell’enogastronomia, ancora meno attive come per esempio ristoranti ed enoteche. evidentemente delle ragioni dovranno pur esserci almeno di non considerare retrogradi queste categorie.

    d’altraparte gli stessi consumatori sono assenti con gli acquisti on-line (da 2 anni vendo sul mio sito e la situazione è molto statica). non so come si muovono le cantine francesi, per esempio, ma sarebbe interessante avere qualche dato. non vorrei che troppa informazione-comunicazione finisse per produrre un risultato deludente rispetto le nostre aspettative.

    Parlo naturalmente da piccola cantina con una produzione di 15.000 bott. il discorso dovrebbe essere abbastanza diverso per cantine più grandi.

    Mi sapresti dire strumenti come fb o twitter che tipo di ritorni offrono in termini di branding e/o altro concretamente? e in che tempi soprattutto. non ti scordare che le nostre giornate sono fatte di 24 ore come per gli altri esseri umani e tra vigna, cantina, amministrazioone e commerciale non rimane molto tempo per il web. parlo sempra da piccolo produttore naturalmente.
    un saluto vincenzo

  2. Fabio Italiano

    Ciao Vincenzo, non è un problema se sei tra quelle 3.500 cantine, e sei in ritardo con la risposta. Meglio tardi che mai :). Hai ragione nel dire che anche altre categorie commerciali fanno poco o nulla. E ovviamente sbagliano. Più o meno un sitarello lo hanno tutti, però quello che la quasi totalità delle persone non sa è che non è sufficiente avere un sito web per incrementare i guadagni. Non è sufficiente avere un sito di e-commerce dove vendere i propri prodotti per svuotare i magazzini. Non è sufficiente essere su Facebook e Twitter per fare branding.

    Oggi il mercato vitivinicolo è molto competitivo, e per avere successo bisogna veramente utilizzare non bene, ma benissimo tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, e Internet è uno di questi strumenti. L’argomento è veramente complesso per essere trattato in un semplice articolo ma ci proverò facendo un esempio… e mi metto nei panni di una piccola cantina a conduzione familiare. La prima cosa che farei fare sarebbe ovviamente un sito web. Per il sito web però non mi affiderei al primo che mi viene a tiro, ad esempio il vicino di caso che si diletta a fare paginette web, lo studentello smanettone, o a fantomatiche web agency senza esperienza. Semplicemente perché il sito web della mia azienda deve essere perfetto, bello da vedere (niente Flash per carità) e interessante da leggere. Quindi contenuti interessanti e soprattutto completi, belle fotografie (fatte da un fotografo professionista), il blog aziendale dove raccontare tutto, ma proprio tutto quello che accade in azienda, e interagire con i visitatori del sito, e ovviamente una sezione per l’e-commerce (all’interno del sito stesso, e non esterno su altri siti).

    A questo punto qualcuno potrebbe pensare “… è fatta, ci siamo”, e invece no! Un sito web aziendale è contemporaneamente il punto di partenza e di arrivo di ogni strategia di marketing on-line. Il sito web aziendale rappresenta solamente un punto di un circolo virtuoso. Circolo virtuoso che dobbiamo ancora creare. Supponiamo adesso che il sito web sia veramente perfetto, quindi in grado di incuriosire il visitatore (potenziale cliente), e di invogliarlo a compiere un’azione, tipo lasciare il suo indirizzo e-mail, lasciare un commento nel blog, o meglio ancora acquistare qualcosa, bene a questo punto dobbiamo fare in modo che il numero di visitatori sul sito cresca e cresca molto.

    Cioè dobbiamo creare il famoso circolo virtuoso ovvero: presenza attiva sui principali social networks come Facebook e Twitter, campagne banner classiche sui portali di settore e campagne pay-per-clic su Google, affiliazioni su portali verticali, article marketing, diffusione di video e foto sulla rete, solo per fare alcuni esempi. Come è facile intuire la cosa non è ne facile ne economica, ma comunque fattibile anche per le piccole cantine. Certo le grandi cantine hanno una potenza di fuoco maggiore rispetto alle piccole cantine, avendo budget maggiori, ma Internet riduce questo gap quando viene utilizzato in maniera appropriato.

  3. Arianna

    Ciao Fabio,
    sono una laureanda in economia e la mia tesi è sulle “strategie di prezzo, comunicazione e distribuzione di vini pregiati”.
    Ho letto molti tuoi articoli, sono molto interessanti e anche molto utili, complimenti.
    Vorrei chiederti un piacere, se per te è possibile. Vorrei sapere dove posso trovare articoli, libri siti che trattano nello specifico l’argomento di vini pregiati.
    Ti ringrazio molto.
    Arianna

  4. Fabio Italiano

    Ciao Arianna, grazie per i complimenti. In commercio non ci sono molti libri che parlano di queste cose specificatamente per il vino, anche perché si tratta comunque di marketing, dopotutto il vino è anch’esso un prodotto da commercializzare come tantissimi altri. Poi è più probabile che tu riesca a trovare materiale per la tua tesi esclusivamente in lingua inglese, in italiano esiste pochissimo ecco qui un link http://goo.gl/pBaKn magari trovi qualcosa interessante, per email poi ti invierò un libro in formato pdf ma è anch’esso in inglese. Per quanto riguarda poi i siti web anche quelli sono prevalentemente in lingua inglese quindi basta cercare su Internet, per esempio cerca wine pricing strategy, e da li inizia ad approfondire e ad affinare la ricerca, troverai sicuramente materiale interessante. Adesso tu ti chiederai ma perché non esiste molto in italiano? Semplice perché la maggior parte delle cantine italiane è a conduzione familiare e le strategie di marketing adottate in azienda sono per così dire improvvisate, si naviga a vista. Il miglior consiglio che ti posso dare è quello di contattare alcune delle cantine italiane più famose e grandi e di chiedere aiuto ai loro responsabili commerciali e di marketing. Per esempio due cantine molto note con una presenza anche all’estero rilevante sono Marchesi de Frescobaldi e Banfi, ma c’è ne sono tante altre che hanno management professionale e che ti potrebbero aiutare. Ciao, e tienimi aggiornato.

  5. Giorgia

    Gent.mo Fabio,
    Sono una laureanda in turismo, sono molto interessata al mondo del vino e dell’enoturismo, leggendo i tuoi articoli ho trovato molte risposte alle mie domande che mi sono posta durante la stesura della tesi. Volevo chiederti se, a distanza di qualche anno, si è verificato un certo progresso nella pianifizione strategica del Wine Marketing da parte delle imprese.
    Ringrazio per l’attenzione

    Giorgia

  6. Fabio Italiano

    Ciao Giorgia, piacere di conoscerti. A distanza di anni purtroppo la situazione è rimasta quasi inalterata, se escludiamo i grandi marchi che hanno un po’ di budget per queste cose, tutte le altre cantina faticano e parecchio a sfruttare tutte le opportunità che la rete mette a disposizione in egual misura anche alle realtà vinicole più piccole. Ovviamente le eccezioni ci sono sempre, ma in rapporto a tutto il resto rimangono solo una goccia d’acqua nell’oceano. Insomma quasi tutti navigano a vista, nella speranza che quello che fanno sia sufficiente a portare dentro qualche risultato, chiaramente non lo è. La cosa brutta è che con il passare del tempo la concorrenza diventa sempre più spietata, e i risultati sempre più difficili da ottenere. In molti credono ancora che sia sufficiente fare del buon vino per venderlo, ma la realtà è un’altra. Oggi accanto ad un buon prodotto ci vuole anche un bel po’ di marketing fatto bene, comunicazione online a paletta, e tanta fortuna.

  7. Giorgia

    Grazie mille per la risposta chiara ed esaustiva.
    La mia critica va a tutti coloro che non si fidano dei consigli di chi, o per professione o perchè abbia visto e vissuto altre realtà, desidera comunicare la “chiave di volta” che in altri contesti ha funzionato alla grande. Bisogna rischiare!
    Ringrazio ancora per l’attenzione.

    Giorgia

  8. Angela

    Caro Fabio,
    innanzitutto complimenti per il tuo blog. Mi chiamo Angela e sono laureanda in traduzione specialistica. Vorrei chiederti, in base alla tua lunga esperienza nel settore, quanta importanza danno le aziende vitivinicole italiane alla traduzione del loro sito web in inglese per ampliare il commercio con l’estero e se preferiscono la traduzione di un professionista o si affidano maggiormente a programmi di traduzione automatica.
    Grazie mille per l’attenzione.
    Angela

  9. Fabio Italiano

    Ciao Angela, e grazie per i complimenti. Alle traduzioni sicuramente le cantine italiane danno molta importanza, soprattutto alla versione in inglese. Alcune si spingono anche oltre con il tedesco, il francese, e una piccola parte di cantine anche in Russo, Cinese, Giapponese. No, non usano programmi di traduzione automatica, ma lasciano tradurre i loro testi da persone in carne ed ossa, anche se non con esperienza di traduzione nel settore vinicolo. In ogni caso avere un sito tradotti in una o più lingue non significa nulla, e non serve a nulla se poi non spendi neppure un euro per ottimizzare il sito e posizionarlo nei motori di ricerca. Praticamente la traduzione serve solo ai clienti stranieri, se li hanno :-) Ti faccio un esempio di inutilità totale delle traduzioni. alcune cantine hanno, come già ho detto, anche la versione in cinese e giapponese, ma queste non servono a nulla se il sito web è stato realizzato al risparmi, e quindi lento nel suo caricamento. Perché? Perché se il sito non è stato progettato per essere caricato velocemente in Cina come in Giappone i tempi di caricamento sono dell’ordine dei 20 secondi a salire, è questo fa scappare i visitatori del sito, e finisce così che neppure leggono quelle quattro righe tradotte.

    In bocca al lupo per la tua laurea.

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