Crisi del vino: Povera Italia!

Avrei voluto scrivere questo post ieri subito dopo la partita persa dalla nostra nazionale per 3-2 contro la Slovacchia (34esima nel ranking Fifa) per le tante analogie che ho trovato con l’Italia del vino. Purtroppo la delusione per l’eliminazione prematura dalla Coppa del Mondo me lo ha impedito. La sconfitta della nostra nazionale è la fotografia in tempo reale del momento critico che sta attraversando il nostro bellissimo paese. Guardate la politica, l’economia, la scuola, e tutto il resto. Si sente ovunque il bisogno di un cambio generazionale, e soprattutto di un ammodernamento generale, ovviamente nel rispetto delle nostre tradizioni.

Povera Italia! Slovacchia - Italia 3:2

Povera Italia! Slovacchia - Italia 3:2

Adesso voi vi chiederete, ma cosa c’entra con il vino? Presto detto. Ieri in campo c’era troppo timore di giocare, la tensione era stampata sulle facce dei giocatori, e di tutta la comitiva azzurra presente. Invece di darsi da fare, erano tutti li immobili ad aspettare, ad aspettare cosa dopo? Soltanto negli ultimi minuti hanno deciso di fare veramente qualcosa, ma è stato troppo tardi. Troppo! La stessa cosa sta accadendo nel panorama vitivinicolo italiano. Tutte, o quasi, le cantine ferme, in attesa di tempi migliori forse. Gli investimenti nel marketing ridotti all’osso, se non addirittura azzerati. Tanto la colpa è della crisi economica, ci dicono i responsabili aziendali. Invece, non è soltanto la crisi economica mondiale degli ultimi due anni la causa delle tante, forse troppe, cantine piene di vino invenduto. La crisi parte molto prima. Fatevi un giro su Internet, e vedrete che si parla di crisi del vino già dal 2006, e anche prima. Quindi la colpa non è imputabile esclusivamente alla recente crisi economica mondiale, ma anche e soprattutto alla miopia di marketing del management del settore vinicolo, e al necessario cambio generazionale. Oggi non è più sufficiente fare del vino di qualità per avere successo, perché tutto ciò rappresenta soltanto una condizione necessaria ma non sufficiente. Oggi bisogna necessariamente accompagnare la qualità con il marketing. Si avete capito bene il Marketing, quello con la M maiuscola, quello che tantissime cantine in questo periodo di crisi economica stanno trascurando.

Credetemi, nei periodi di crisi gli investimenti (io li considero investimenti, e non costi) in marketing devono crescere, e non diminuire. E’ proprio in questi periodi che tanti concorrenti per paura si tirano indietro, e tagliano i budget per il marketing, lasciando così aree di mercato libere da conquistare. Insomma le barriere crollano, ed è più facile conquistare quote di mercato. Le cantine, soprattutto quelle più piccole, spesso a conduzione familiare, dovrebbero investire prevalentemente su Internet, anzi esclusivamente su Internet. Ed è proprio per questo motivo che ci vuole un ricambio generazionale. Il management avanti con gli anni, diciamo quello cresciuto senza Internet per intenderci, non ne comprende l’importanza, mentre al contrario quello più giovane ne comprende appieno il valore. Internet è oggi una risorsa irrinunciabile. E occorre fare buon uso delle risorse a disposizione, ottimizzandone l’utilizzo per poi aumentare il vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti, che non dimentichiamo essere in tantissimi nel settore vinicolo, e soprattutto molto ma molto competitivi dal punto di vista qualitativo. Il marketing, e soprattutto il web marketing è l’unica risposta possibile in un mercato come quello vinicolo, non utilizzarlo significa andare incontro a dei risultati negativi sotto ogni punto di vista. Siete allora ancora disposti a rimanere immobili, e fare come i nostri connazionali ieri sul campo di calcio? Oppure è giunto per voi il momento di darvi una mossa prima che sia troppo tardi? Rifletteteci!

Ultima Ora! A sole poche ore dalla pubblicazione di questo post ho trovato un articolo sul Corriere della Sera online dal titolo veramente chiarissimo: Non è un Paese per giovani. Sarà una coincidenza, boh non lo so, ma sicuramente il discorso vale anche per il mondo del vino italiano. Anche nelle cantine italiane le redini sono nelle mani dei vecchi, e i giovani aspettano immobili che il saggio parli e decida anche per loro. Per finire vi racconterò un aneddoto veramente accaduto che farà ulteriormente riflettere, forse è un caso estremo ma vale la pena raccontarlo. Tempo fa contattai una trentenne, responsabile della comunicazione e del marketing di una nota cantine italiana che produce un paio di milioni di bottiglie, e le proposi una campagna banner ad un prezzo veramente stracciato (180,00 euro per un intero anno). Bene, mi sentii rispondere che la proposta era interessante, ma che la decisione spettava comunque a suo padre, il titolare della cantina. Non se ne fece più nulla!!!

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