I codici QR per tracciare le campagne di advertising offline

Stavo giusto sfogliando la versione online della rivista “Il mio Vino” del trascorso mese di Giugno, e la mia attenzione è caduta su una reclame a pagina intera della cantina Carlo Pellegrino per il brand Duca di Castelmonte. E la prima cosa che ho notato è stato il codice QR in basso a sinistra nella pagina… ok lo ammetto, confesso che è stata la seconda cosa che ho notato, la prima è stata la bionda. Comunque non è della bionda che voglio parlare, anche se mi piacerebbe, ma al contrario di un utilizzo interessante dei codici QR. Per coloro che ancora non lo sanno i Codice QR, in inglese QR Codes (ovvero quick response codes) sono dei semplici codici a barre bidimensionale a matrice, composti da moduli neri disposti all’interno di un quadrato. E grazie ai moderni telefonini è possibile leggere questi codici e ricevere dei contenuti multimediali di qualsiasi tipo. Nel caso di un codice QR presente su una bottiglia vino, è possibile leggerne per esempio la scheda organolettica. Per la verità molto di più, ma attualmente è già tanto se troviamo la classica scheda vini.

Grafica Gibele Duca di Castelmonte

Grafica Gibele Duca di Castelmonte

I codici QR si possono utilizzare però per fare tantissime belle cose, ma una delle più utili e interessanti è sicuramente la possibilità di misurare il successo delle vostra campagne di advertising offline. Ho già parlato diffusamente in passato di come misurare il successo delle campagne di advertising offline con Google Analytics, quindi non mi dilungherò oltre sull’argomento. Ma voglio comunque farvi vedere ancora qualche piccolo esempio, questa volta come già detto con i codici QR. Di norma le aziende che offrono i servizi per la generazione dei codici QR e dei loro contenuti multimediali offrono anche delle statistiche di accesso. Ma io voglio sempre andare oltre, desidero leggere queste statistiche sul mio pannello di Google Analytics insieme a tutte le altre statistiche del mio sito web aziendale. Bene, per fare tutto ciò è necessario che i contenuti multimediali da mostrare siano presenti sul sito web aziendale, e che siano ottimizzati per la loro visualizzazione sui telefonini. Adesso vi mostrerò passo passo come procedere, e per farlo utilizzerò la reclame della cantina Carlo Pellegrino per il vino bianco Gibelè sopra mostrata. Ci tengo a precisare che è solo un esempio, e lo faccio semplicemente per rendere comprensibile la procedura. In parole povere è quello che avrei fatto io al posto loro.

1. – Realizzazione dei contenuti per i principali smartphones

Questa è la prima fase, e consiste nel mettere online una versione per telefonini della pagina http://www.carlopellegrino.it/gibele.php relativa al vino che si desidera pubblicizzare, in questo caso il Gibelè. La presenza della versione mobile è assolutamente necessaria. Capisco che le cantine italiane hanno a malapena la versione “normale” del sito, figuriamoci quella mobile, tuttavia mi piace crederlo possibile.

2. – Generazione del codice url per Google Analytics

Adesso è il momento di generare il codice url per Google Analytics. Niente paura però non è difficile, basta utilizzare Google Analytics URL Builder (Strumento di creazione URL di Google Analytics), e in pochi secondi il codice desiderato è bello e pronto, e si presenterà così: http://www.carlopellegrino.it/gibele.php?utm_source=Il%2Bmio%2Bvino&utm_medium=Reclame&utm_campaign=IMVgiugno2011. Lo so, non è bello da vedere, ma lo si può rendere più corto utilizzando un servizio di URL shortening come goo.gl, in questo caso si ottiene per esempio http://goo.gl/XM9xD.

Generazione codice url

Generazione codice url

3. – Generazione del codice QR

A questo punto basta generare il codice QR utilizzando l’URL precedentemente generato. E’ preferibile utilizzare l’URL abbreviato http:/q/goo.gl/XM9xD per ovvi motivi. Quello che si ottiene è il codice QR sottostante.

Codice QR

Codice QR

4. – Applicare il codice QR sulla grafica della reclame

Questa è proprio l’ultima fase. Il codice QR precedentemente generato verrà inserito nella grafica della nostra reclame, punto. Non occorre altro. Se tutto è stato fatto correttamente tutti quelli che leggeranno il codice QR con il proprio telefonino saranno automaticamente reindirizzati verso la pagina del vino pubblicizzato, e soprattutto le statistiche appariranno in Google Analytics come desiderato.

Come avete visto, non è particolarmente difficile misurare il successo di una campagna di advertising offline sfruttando la potenza dei codici QR. Anzi al contrario, la presenza dei codici QR infatti invoglia i lettori curiosi e maniaci del telefonino a puntare il codice QR, e visualizzare i contenuti multimediali ad esso collegati. Il mio consiglio è proprio quello di utilizzare sempre i codici QR nella vostra pubblicità offline. Concludo questo mio breve articolo, facendovi vedere i contenuti reali del codice QR presente nella pubblicità del Gibelè, così solo per curiosità. Il codice QR originale nasconde il link HTTP://M.FCS.IT?~14T, cliccateci sopra e scoprirete i contenuti della reclame presa come esempio nel mio post.

Display advertising: fai sempre la scelta giusta

Il display advertising utilizza spazi a pagamento all’interno di uno o più siti web per promuovere un prodotto o un servizio. Con display advertising si intende in pratica il classico banner, o messaggio pop-up, ma anche gli interstizial per esempio. Non sempre però le campagne display sono efficaci e convenienti. Specialmente quando si avviano campagne pubblicitarie online senza una attenta pianificazione. Un modo per cercare di aumentarne l’efficacia e non sperperare il denaro è infatti quello di fare una buona pianificazione degli spazi e dei portali in modo da intercettare il target giusto. In questo mio articolo vi darò allora qualche piccola dritta per fare sempre la scelta giusta. Però prima di iniziare vi faccio una domanda facile facile. Perché ogni cantina che ha un sito web dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di fare advertising online? Pensateci su per alcuni minuti, e poi controllate la vostra risposta con quella mia. Fatto? Bene, sono sicuro che molti avranno pensato giustamente quale motivo principale la visibilità del marchio. Io vi dico invece che il motivo principale sono i limiti dei tassi di conversione attuali. Se il vostro bel sito web ha un certo numero di visitatori al mese, e questo numero non cresce più da tempo, allora per voi è giunto il momento di fare qualcosa. Specialmente se questo numero è molto basso. E specialmente se il vostro sito web ha una sezione per l’e-commerce. Se la sezione per l’e-commerce del sito web della vostra bella cantina ha un tasso di conversione diciamo dell’1% (tra l’1% e il 5% può essere considerato già molto buono) e il numero di visitatori rimane costante per lungo tempo, mi dispiace per voi, ma in queste condizioni non potete aspettarvi una crescita del fatturato online con la vendita dei vini. E il passaparola, anche se i vostri vini sono superbi, non influenzerà il fatturato online più di tanto. Perlomeno non nel breve e medio periodo. La soluzione in queste condizione è, e rimane una bella campagna pubblicitaria online.

Per evitare cantonate però bisogna saper scegliere bene. In rete ci sono decine e decine di portali e blog dedicati al vino e all’enogastronomia in generale, e quindi saper scegliere quello giusto è di fondamentale importanza. Vediamo insieme allora quali sono i criteri di scelta o fattori discriminanti più importanti.

Criterio #1. CPM (costo per mille impressions) del banner

Il fattore prezzo è sicuramente uno dei fattori discriminanti più importante. Spesso le aziende che si avvicinano all’advertising online per la prima volta chiedono sempre quanto costa una campagna pubblicitarie di un mese, oppure di un anno. Ma chiedere quanto costa un mese di campagna pubblicitaria online non ha alcun senso. Al contrario bisogna sempre chiedere il costo per impressions. Per impressions si intende il numero di volte che un banner viene visualizzato dagli utenti internet. In generale sulla rete si parla di CPM ovvero il costo da pagare per mille visualizzazioni del banner. Solo conoscendo il CPM è possibile confrontare due offerte di due diversi portali. Per esempio se acquistate una campagna banner con 50.000 impressions significa che il vostro banner verrà mostrato ben 50.000 volte ai visitatori di quel sito. Se il sito web in questione è molto trafficato allora quelle impressions si esauriranno in brevissimo tempo, in caso contrario allora occorrerà più tempo. Se il sito scelto per fare la pubblicità ha diciamo 50.000 pageviews al mese allora la campagna si esaurirà in un mese esatto, se invece ne ha 5.000 al mese ci vorranno ben 10 mesi. A parità di prezzo si sceglierà il sito web con più traffico web se lo scopo della campagna pubblicitaria è un evento, o ad una promozione a tempo, in caso contrario se il motivo della campagna banner è quello di fare semplicemente branding allora in questo caso andrà benissimo anche un sito con poco traffico web. Comunque alla fine saranno sempre e comunque 50.000 visualizzazioni. Personalmente oltre al CPM e al traffico del sito web chiedo anche di conoscere il numero di visitatori unici del sito, ed il tasso di abbandono. Un basso numero di visitatori unici significa, anche in presenza di un di sito con molto traffico web, che il banner viene mostrato sempre e solo alle stesse persone, quindi dopo un po’ di tempo non lo guarderebbero più. Un alto tasso di abbandono del sito significa che parecchi visitatori entrano ed escono subito dal sito, e possibilmente non vedono neppure il banner se la sua posizione non è ottimale.

Criterio #2. La dimensione del banner

Sono in tanti a non prestare attenzione alle dimensioni del banner. Ma vi assicuro che sono anch’esse importanti. In linea di massima i portali e i siti che vendono spazi pubblicitari (quelli più seri intendo) offrono agli acquirenti spazi di dimensione standard, basandosi sulle linee guida suggerite dall’Interactive Advertising Bureau (IAB). Tuttavia esistono ancora una miriade di siti che non adottano gli standard proposti dallo IAB, e quindi offrono spazi pubblicitari dalle dimensioni più svariate. Personalmente vi sconsiglio di comprare banner in questi siti. Il motivo principale è proprio la mancata adozione degli standard. Infatti mentre un banner che rispetta gli standard IAB lo si può utilizzare su più siti web, un banner che non li rispetta al contrario lo si può utilizzare solo e soltanto su quel sito che lo adotta. Di conseguenza se si desidera attivare una campagna di advertising su più siti web conviene ricorrere ai banner che rispettano gli standard IAB per minimizzare i costi di realizzazione del banner o dei banners. La realizzazione dei banners infatti ha un costo, e per quelli belli (animati, e con un messaggio studiato appositamente) può essere anche di alcune centinaia di euro. Perché buttare allora i propri soldi? Certo se il vostro banner è semplice e mira a mostrare solo il vostro logo, allora in questo caso adottare o meno lo standard IAB non è un problema perché il costo di realizzazione è nullo. Per concludere vi suggerisco inoltre di puntare sempre su banner di grandi dimensioni quali per esempio i Medium Rectangle, i Leaderboard, o i Wide Skyscraper. I banners di grandi dimensioni hanno chiaramente una maggiore visibilità rispetto a quelli piccolini. Inoltre come è facile intuire, su quelli grandi è possibile inglobare un messaggio qualitativamente superiore.

Criterio #3. La posizione del banner

Anche la posizione del banner all’interno del sito web è importante per il successo di una campagna di adverting. A parità di condizioni, i banners posizionati nella parte alta del sito web sono quelli che ricevono più clicks grazie alla loro maggiore visibilità, perché è proprio in quella parte del sito che i visitatori sono più attivi. E per dimostrarlo vi mostro tre schermate di alcune aree del mio portale www.bereilvino.it prelevate direttamente da Google Analytics. Osservate attentamente come spostandosi verso il basso la percentuale dei clicks (fascia evidenziata in arancione) dei visitatori sui vari links e articoli diminuisce drasticamente. Questo in parole povere significa che i banner posizionati nella parte bassa del sito hanno un costo per click decisamente superiore rispetto a quelli posizionati nella parte alta. Pertanto il mio consiglio è quello di optare sempre per posizioni alte, e comunque in prossimità di testo e links, e di scartare tutte le altre posizioni che renderebbero la vostra campagna di advertising fallimentare.

Display advertising - Schermata n°1

Display advertising - Schermata n°1

Display advertising - Schermata n°2

Display advertising - Schermata n°2

Display advertising - Schermata n°3

Display advertising - Schermata n°3

In conclusione, a parità di CPM, scegliete banner dalle dimensioni standard per ridurre i costi di realizzazione, e posizioni alte del sito per ridurre i costi di conversione per click e aumentare la visibilità, perché non dimentichiamo che una campagna di advertising deve si produrre clicks ma deve contemporaneamente fare branding. Infine scegliete portali o blogs che hanno contenuti di qualità, possibilmente aggiornati di frequente, e soprattutto con pochi spazi pubblicitari. Insomma scegliete sempre per la serietà e per la professionalità.

Perché investire in marketing online?

Questa è una delle domande che mi sento rivolgere spessissimo. Perché una cantina, piccola, media, o grande che sia, debba prendere in considerazione di spendere gran parte del budget che ha a disposizione per il marketing online? Di motivazioni ne avrei a bizzeffe, ma visto il poco tempo che ho a disposizione ve ne darò solo alcune. Francamente ormai, nell’anno del Signore 2011, il perché dovrebbe essere chiaro a tutti. Anche alle tante cantine italiane che ancora oggi si muovono sul mercato globale con le fette di salame sugli occhi. Tuttavia voglio provarci ancora una volta, ma temo purtroppo che non sarà neppure l’ultima volta. Comunque sia, eccone ben 4 di motivazioni:

Motivazione numero uno: Tutti cercano informazioni online

Rivenditori, importatori, distributori, agenti di commercio, sommeliers, giornalisti di settore, gli stessi consumatori di vino sono alla costante ricerca di informazioni su Internet. Ogni giorno infatti, migliaia e migliaia di persone in Italia cercano informazioni sulle cantine e i loro prodotti. Per esempio la semplice parola chiave “cantine” viene cercata circa 100.000 volte al mese, la parola chiave “cantine sociali” circa 18.000 volte al mese, e la parola chiave “aziende vinicole” ben 5.400 volte. Ma queste sono solo tre semplici query di ricerca base. Se sommassimo tutti i dati relativi alle tante ricerche contenenti anche altre parole, o termini più specifici, allora si che supereremmo, e di tanto, il milione di query. Il vostro sito web allora per forza di cose deve essere ben fatto, e ricco di informazioni veramente utili a tutti. Inoltre deve necessariamente comparire nella prima pagina dei motori di ricerca. In conclusione la cantina deve investire denaro in un ottimo sito web, e in SEO per il posizionamento nei motori di ricerca.

Motivazione numero due: Internet è il media più potente

Sono ormai 20 anni che Internet esiste. Perché continuare ad ignorarlo? Internet fa ormai parte della nostra vita quotidiana, e con il passare degli anni lo sarà ancora di più. La carta stampata, incluse le riviste di settore, sono destinate a sparire a breve, già oggi valgono meno di una piccolissima frazione di Internet, e anche gli altri media saranno ben presto in agonia. Circa il 65% della popolazione italiana utilizza Internet. Quindi se escludiamo tutta la fascia della popolazione più anziana del nostro bel paese, e ovviamente i produttori di vino con le fette di salame sugli occhi, allora in questo caso possiamo benissimo affermare che tutti sono in rete. Perché allora continuate a fare pubblicità sulla carta stampata, se nessuno più la legge? Fare pubblicità è fondamentale per il brand e per la brand awareness. Tutte le cantine dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di investire denaro in campagne pubblicitarie online, indipendentemente dalla tipologia. Strategie di comunicazione datate come la pubblicità offline infatti, possono avere effetti negativi sull’immagine della cantina stessa.

Motivazione numero tre: I consumatori di vino sono social

Ai consumatori di vino, non solo quelli evoluti, piace informarsi prima di fare un acquisto. E lo fanno visitando i blogs, i forum, i social networks, e i portali di settore alla costante ricerca di opinioni e recensioni, possibilmente non di noti wine writers al soldo delle tante cantine poco capaci. Per il consumatore medio l’opinione di un altro consumatore è molto più importante di quella di un professionista. Alcune recenti ricerche hanno dimostrato come il comportamento dei consumatori online si avvicini sempre più a quello offline nella vita di tutti i giorni. Prima di prendere una decisione di acquisto qualunque persona si informa presso la propria rete di amici, conoscenti, parenti, e persone di fiducia. E’ un buon vino? Quanto costa? La cantina è affidabile? Solo aprendo e/o seguendo una conversazione sarà in grado di dare una risposta a queste e a tante altre domande. Ecco allora un altro valido motivo per investire online. Le cantine dovrebbero investire parte del loro tempo ad essere più social, esattamente come tutti i consumatori.

Motivazione numero quattro: E’ il momento giusto per dare un calcio nel culo alla concorrenza

Sono ancora tantissime le cantine che non investono sul marketing online. Inoltre, a causa della crisi economica, quasi tutte le cantine hanno ridotto, o nel peggiore dei casi annullato il budget destinato al marketing e alla comunicazione in generale. In un periodo di crisi come quello attuale questa è in assoluta la decisione strategica più sbagliata. Non mi credete? Controllate il vostro fatturato se siete tra quelli che hanno scelta di non investire in marketing. E noterete che i vostri fatturati sono calati. Accetto scommesse a riguardo. Questo è il momento giusto per le cantine economicamente sane, e con un management responsabile per investire in marketing online, e issare così un muro invalicabile per la concorrenza. L’investimento in marketing online, se pianificato con cura, è un vantaggio competitivo per la cantina nel medio e lungo periodo, dato che la crisi economica che stiamo vivendo non passerà ancora per anni. Spero di sbagliarmi a riguardo.

Misurare il successo delle campagne di advertising offline con Google Analytics

Sono tantissime le cantine italiane che continuano ad investire soldi su campagne di advertising offline. Mentre al contrario sono poche quelle che lo fanno online, cioè su Internet. Non chiedetemi il perché di tale incomprensibile comportamento. Io so solo che negli ultimi anni ho provato e fatto di tutto per fare capire alle cantine italiane che fare pubblicità online è non solo conveniente, ma a parità di condizioni più efficace. Ma niente, loro, i produttori di vino, continuano per la loro strada imperterriti. La visione dei responsabili aziendali quando si parla di qualsiasi cosa che abbia a che fare con Internet è identica a quella dei loro nonni, però di 50 anni fa. Bene allora, visto che per il momento le campagne di advertising offline sono quelle che vanno per la maggiore tra le cantine italiane perché non misurare il loro successo?

Quelle che vi presenterò sono delle pratiche di misurazione molto semplici, ma che richiedono comunque una conoscenza minima di html. Le parole tag meta-refresh e redirect vi dicono qualcosa? Nulla? Non preoccupatevi, e chiedete alla persona che si occupa del vostro sito web. A voi basta capire il concetto, e riflettere sull’argomento e la sua utilità. Per misurare il successo delle campagne di advertising offline utilizzeremo Google Analytics, uno strumento di analisi dei dati web gratuito che consente ai proprietari di siti web di comprendere in che modo i visitatori interagiscono con il loro sito web. E lo faremo per mezzo del link tagging (o url tracking), che ho ampiamente discusso in due mie precedenti articoli: “Email marketing: Il click tracking con Google Analytics”, e “Perché il link tagging è importante”. Vi suggerisco di leggerli prima di proseguire.

Tracciare e misurare le campagna di advertising è fondamentale qualunque sia il media utilizzato. Non farlo invece significa non fare il bene dell’azienda, specialmente in un periodo di crisi generale come questo. Conoscere i risultati invece significa avere ben presente quale campagna di advertising funziona e quale no. Inoltre vi aiuta a valutare e a capire meglio dove indirizzare i vostri sforzi di marketing. Nel lungo periodo infatti si riesce ad avere un quadro globale di cosa funziona e cosa non funziona, e quindi allocare meglio le risorse finanziarie da destinare all’advertising. Non c’è nulla di peggio per una azienda che buttare il proprio denaro su campagne pubblicitarie che non producono risultati.

Televisione, radio, e carta stampata sono i tre media su cui è possibile fare advertising offline. Ma essenzialmente è la carta stampata che gioca un ruolo di primissimo piano, con quotidiani, riviste, flyers, brochure, billboards, almeno con le cantine. La modalità di trasmissione e il contenuto del messaggio può differire anche parecchio tra i diversi media, ma il modo di misurare il successo di una campagna di advertising oggi è essenzialmente lo stesso: domini web differenti (Separate Domains), e personalizzazione degli indirizzi web (Custom URL’s). Non prendo in considerazione per ovvi motivi i metodi che utilizzano i numeri di telefono personalizzati e temporanei, e i classici coupons. Passiamo adesso alla pratica vera e propria. Per semplificare le cose utilizzerò nomi reali di cantine, giornali, riviste etc.etc. Il motivo di ciò è esclusivamente didattico, quindi spero che nessuno si offenda. Inoltre i links non saranno cliccabili perché non reali.

Domini web differenti (Separate Domains)

Questo metodo, o modo di procedere consiste nell’utilizzare con le varie campagne di advertising offline nomi di domino diversi da quello principale aziendale. L’unico scopo di questi domini web (non indicizzati dai motori di ricerca e non linkati da altri siti web) è quello di incanalare il traffico dei visitatori verso una landing page presente nel dominio web principale. E grazie al link tagging visualizzare i risultati della campagna pubblicitaria all’interno di Google Analytics.

Facciamo una dimostrazione pratica facile facile con la cantina Marchesi de’ Frescobaldi che recentemente ha avviato una campagna di comunicazione a 360° su stampa, radio, e web, e il cui dominio web principale è www.frescobaldi.it. Bene per le campagne di advertising offline non si deve mai utilizzare il domino principale, ma al contrario un dominio web diverso per ogni campagna. E quindi per la campagna pubblicitaria su un quotidiano, per esempio diciamo sul Corriere della Sera utilizzo il dominio www.mormoreto.it (Mormoreto è il nome di un vino dei Marchesi de’ Frescobaldi), per quella sulla rivista Civiltà del Bere per esempio www.lamaione.it (anche Lamaione è il nome di un importante vino aziendale), e così via. Supponiamo adesso che il messaggio della pubblicità sia abbastanza convincente e che il lettore del quotidiano per curiosità vada a visitare il sito www.mormoreto.it, a questo punto grazie al redirect il visitatore verrà reindirizzato alla pagina http://www.frescobaldi.it/it/i-nostri-vini/dalle-nostre-tenute/mormoreto-toscana-igt.html,pagina del vino Mormoreto presente sul dominio web principale della cantina, ovvero la nostra landing page. Il reindirizzamento dal dominio www.mormoreto.it alla landing page viene fatto utilizzando il link tagging, ovvero utilizzando un url modificato del tipo

http://www.frescobaldi.it/it/i-nostri-vini/dalle-nostre-tenute/mormoreto-toscana-igt.html?utm_source=Corriere%2Bdella%2BSera&utm_medium=Quotidiani&utm_campaign=Mormoreto

creato con lo strumento di creazione URL di Google Analytics. Se avete letto i miei due precedenti articoli al riguardo allora sapete già come funziona.

Strumento di creazione URL - Google Analytics

Strumento di creazione URL – Google Analytics

Questo modo di procedere come è facile intuire permette a chiunque di misurare i risultati e l’efficacia delle varie campagne di advertising quale che sia il media utilizzato, e confrontare i risultati tra loro. Mi ha portato più visitatori la campagna pubblicitaria fatta sul quotidiano, o quella sulla rivista? La pubblicità offline rende di più di quella online oppure no? A queste e a tante altre domande adesso è possibile rispondere con certezza. Perché in qualsiasi momento saprò con certezza i visitatori che sono arrivati sul sito grazie alla pubblicità fatta sul quotidiano, o sulla rivista, o sulla televisione, oppure su Internet, insomma ovunque.

Ancora un piccolissimo esempio. Recentemente ho parlato dell’operazione di brand extension fatta da Monte dei Paschi di Siena e che ha interessato i vini di MPS Tenimenti, bene in questo caso il dominio presente negli articoli sulla stampa era www.mille472.it, e puntava su www.1472.it. Adesso non so se ciò è stato fatto volutamente o meno, ma potrebbe trattarsi benissimo del metodo sopra descritto.

Ma cosa succede se la cantina non dispone di diversi domini web da utilizzare per le sue campagne di advertising sui vari media? In questo caso allora si farà ricorso alla personalizzazione degli indirizzi web. Il mio consiglio però è quello di non lasciare mai liberi nomi di domini web potenzialmente interessanti legati al nome dell’azienda e soprattutto ai nomi dei vini. In fin dei conti cosa volete che siano 25 euro di spesa in più all’anno per il mantenimento di ognuno di essi.

Personalizzazione degli indirizzi web (Custom URL’s)

Il principio di funzionamento di questo secondo metodo è identico al metodo precedente. Invece di utilizzare un nome di dominio diverso si utilizza un indirizzo personalizzato del sito web principale. Per esempio consideriamo sempre una ipotetica campagna di advertising della cantina Marchesi de’ Frescobaldi (mmh dovrebbero pagarmi per la pubblicità gratuita che gli sto facendo :)) sul quotidiano Corriere della Sera, in questo caso l’indirizzo web riportato nel messaggio pubblicitario potrebbe essere www.frescobaldi.it/mormoreto.

Come nel caso precedente, anche in questo caso il lettore che per curiosità andrà a digitare l’indirizzo web verrà immediatamente reindirizzato alla pagina http://www.frescobaldi.it/it/i-nostri-vini/dalle-nostre-tenute/mormoreto-toscana-igt.html,pagina reale del vino Mormoreto presente sul dominio web principale della cantina, ovvero ancora una volta la nostra landing page. Con questo secondo metodo ovviamente non siamo certo obbligati ad utilizzare i nomi dei nostri prodotti, ma possiamo benissimo sbizzarrirci con gli indirizzi web personalizzati.

Per esempio supponiamo di dover fare contemporaneamente due campagne di advertising su due canali televisivi, Canale 5 e La7. Allora potremmo pensare di utilizzare i seguenti due indirizzi web rispettivamente: www.frescobaldi.it/canale5 e www.frescobaldi.it/la7. Oppure potremmo continuare nella stessa falsa riga dell’esempio precedente, ovvero www.frescobaldi.it/mormoreto e www.frescobaldi.it/lamaione. Questo secondo metodo però ha uno svantaggio. La persona che vede la pubblicità potrebbe essere tentato a scrivere solo la parte principale dell’indirizzo web, e cioè www.frescobaldi.it. Bene per evitare ciò il messaggio pubblicitario deve contenere necessariamente una “esca”, come per esempio la possibilità di vincere qualcosa, o uno sconto speciale a tempo limitato, etc. etc. Chiaramente anche queste pagine non devono essere ne indicizzate dai motori di ricerca, ne linkate da altre pagine, per evitare di inficiare i risultati.

Bene a questo punto abbiamo finito. E’ vero avrei potuto fare diversi altri esempi con altre interessanti varianti ma per oggi va bene così. Fate le vostre prove e confrontate le vostre campagne pubblicitarie offline tra loro, ed eventualmente anche con quelle online se ne avete. Se avete operato bene allora vi ritroverete i risultati nella pagina “Tutte le sorgenti di traffico” di Google Analytics i numeretti che vi servono per fare il confronto. E se qualcosa non vi è chiaro non esitate a contattarmi.

Perché il link tagging è importante?

Torno a parlare di link tagging (o url tracking) perché è mia intenzione nei prossimi giorni scrivere un articolo sulle tecniche di tracciamento delle campagne di advertising offline con Google Analytics. E’ giusto allora arrivare all’appuntamento con una bella rinfrescatina sull’argomento. Quindi cari produttori vinicoli se vi interessa sapere se la vostra ultima campagna pubblicitaria sulla rivista di settore X ha avuto veramente successo oppure no, allora in questo caso vi suggerisco di leggere oltre questo breve post, anche quello vecchio sull’url tracking di alcuni mesi fa, ed ovviamente quello futuro. Vi consiglio comunque di leggere prima quello vecchio.

Perché è importante il link tagging? Semplicemente perché la concorrenza sarà sempre più spietata, e il fronte, volente o dolente, presto si sposterà su Internet anche per le cantine più restie. La comunicazione passerà principalmente per la rete. E per aver successo in un mercato sempre più competitivo e globale come quello del vino bisognerà capire come funzionano le cose, anche quelle più tecniche. Che poi così tecniche non sono.

Il produttore di vino attento deve sapere da dove arrivano i visitatori sul proprio sito web. Arrivano grazie ad una campagna pubblicitario online CPC, oppure da una offline su una rivista? Arrivano grazie al link presente nella newsletter aziendale oppure grazie a quello presente nel codice QR stampato sull’etichetta del vino? Arrivano più visitatori da Facebook o da Twitter? Bene, come è facile intuire non è cosa da poco conoscere il flusso di visitatori sul sito web dovuto alle varie sorgenti. Dove le sorgenti non sono altro che le strategie di comunicazione scelte dalla cantina per relazionarsi ed interagire con i consumatori di vino o potenziali tali.

Report sorgenti di traffico - Google Analytics

Report sorgenti di traffico - Google Analytics

Google Analytics per sua natura in assenza di link tagging classificherà tutte le sorgenti di traffico in tre grandi macrocategorie: traffico diretto (none), siti referenti (referral), e motori di ricerca (organic). Per esempio in assenza di link tagging le campagne di advertising CPC fatte con Google AdWords (Google AdWords permette di abilitare un’opzione per l’autotagging) o Yahoo! Search Marketing, saranno sempre classificate solo come organic, ovvero come se fossero visitatori provenienti dai motori di ricerca. Ancora un esempio? Il traffico proveniente da una newsletter sarà classificato di volta in volta come traffico diretto o siti referenti. Infatti se il visitatore clicca sul link utilizzando per esempio Microsoft Outlook sarà classificato come traffico diretto, invece se clicca sul link utilizzando una applicazione web come Hotmail, Gmail, oppure Virgilio, etc. etc. allora in questo caso risulterà come traffico proveniente da siti referenti. E come sono classificati i visitatori provenienti dalla versione digitale della rivista “Il mio Vino”? E quelli provenienti dall’article marketing del portale X? Non ha importanza, da oggi in poi li classificherete tutti con il link tagging!