Come creare un contest di successo per il Vinitaly

Ormai il prossimo vinitaly è alle porte, mancano appena 3 settimane, ma ritengo che ci sia ancora tempo sufficiente per preparare un piccolo contest per l’evento. Vinitaly è la manifestazione di riferimento del settore vinicolo, oltre 150 mila visitatori provenienti da circa 120 Paesi. Quattro giorni di grandi eventi, rassegne, degustazioni e workshop mirati all’incontro delle cantine espositrici con gli operatori del settore, ma anche con tantissimi semplici consumatori e appassionati di vino. Infatti, anche se il Vinitaly è una fiera professionale, tanti visitatori sono semplici consumatori e appassionati di vino, perché il vino, diciamoci la verità, è uno di quei prodotti che è spesso presente nei momenti più belli della nostra quotidianità, e quindi è del tutto normale che tantissimi visitatori non siano operatori del settore.

Quando una cantina partecipa ad una fiera importante come quella del Vinitaly nulla è più deprimente dal vedere il proprio stand vuoto o poco frequentato, soprattutto quando quelli dei nostri vicini sono stracolmi di visitatori. Ovviamente, sono soprattutto le piccole cantine a soffrire parecchio di questo problema, i grandi marchi hanno sempre gli stand stracolmi di gente, perché sono più preparati e abituati a gestire gli eventi importanti come il Vinitaly. Al contrario le piccole cantine, e i marchi meno conosciuti hanno serie difficoltà a riempire il loro stand con continuità, e quindi durante l’arco della giornata ci possono essere spesso momenti in cui non ci sono visitatori nello stando, o comunque, se ci sono, sono veramente pochi. Allora perché non provare a riempire lo stand con un contest, ovvero con un concorso a premi? Perché non invogliare i semplici visitatori a fermarsi allo stand per conoscere il vostro marchio e i vostri prodotti?

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Infografica Vinitaly 2014, oltre 3.000 tweet monitorati da EMOTITV

Vinitaly 2014 ha aperto le porte a Twitter, brindando alle eccellenze vitivinicole con più di 3.000 tweet, a loro volta retweettati quasi 2.000 volte. EMOTITV, innovativo servizio di monitoraggio di infoFACTORY, che studia anche le sfumature emotive, ha seguito oltre 1.500 profili di wine lovers su Twitter, che hanno postato foto e commenti relativi alla 48esima edizione di Vinitaly.

Le immagini più condivise riguardano Expo2015, lo stand di Roma Trastevere e diverse scene della giornata inaugurale e di iniziative collaterali. Il Vespa di Bastianich e l’Amarone dell’azienda Allegrini sono le foto delle etichette più cliccate, mentre, le tipologie di vino che hanno fatto più parlare di se su Twitter sono Franciacorta, Amarone, Brunello e Soave.

Il profilo di @Pad_Ita2015 si aggiudica la prima posizione tra i top tweet, seguito da @StellaCervogni ed infine @VinitalyTasting, che promuove lo stand di Vinitaly a Expo 2015. 1.930 hashtag utilizzati, ma quelli che hanno riscosso maggior successo, oltre a #vinitaly e #vinitaly2014, sono #wine, #Verona e #vino, che si ritrovano anche tra i termini più presenti nei tweet, sommati a tasting e italianwine.

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Coming to Germany for Pro Wein? Drive Volkswein!

Quello che vi mostro è un bel esempio di newsletter. La cantina che da giorni lo fa circolare è la Cantina Clavesana, cantina specializzata nella produzione di vino Dolcetto. Solitamente le e-mail che si ricevono nei periodi che precedono il Prowein e il Vinitaly sono di una noia mortale. La quasi totalità delle cantine nella e-mail che annuncia la loro presenza agli eventi contiene a mala pena la data, il padiglione, e lo stand… e buonanotte ai suonatori! Insomma non gli passa neppure per l’anticamera del cervello che una e-mail con un contenuto magari meno noioso e più carino non farebbe male. Per fortuna ci sono cantine, come appunto la Cantina Clavesana, che ogni tanto escono fuori dal coro, e si fanno notare. Grazie di esistere!

Clavesana Drive Volkswein

Vinitaly, export di vino, e le 3 domande

Si avvicina il Vinitaly e come sempre arrivano le notizie positive sul settore vinicolo, i comunicati stampa si moltiplicano a dismisura. Fatturati in crescita o comunque in ripresa, con le esportazioni di vino che volano, insomma ottimismo a 360°. Niente di male per carità, anzi essere ottimisti anche in periodi di crisi non può che far bene al settore vinicolo. Peccato che nella realtà le cose non siano esattamente così rosee. In pubblico la maggior parte delle cantine si mostra ottimista e ti racconta che la crisi sembra passata e che si vedono i primi segni di ripresa economica, anche nei fatturati. In privato invece la musica è completamente diversa, tutti si lamentano dei cali delle vendita, e che questa “benedetta” ripresa economica non vuole proprio arrivare. Bene, la verità è proprio quest’ultima. E ristorante ed enoteche possono confermarlo. Si vende meno vino, e il prezzo medio dei vini acquistati è diminuito di un buon 20% circa. Nei ristoranti l’effetto è anche più vistoso a causa del vistoso calo di clienti. Ovviamente esistono sempre le eccezioni, ma sono e rimangono purtroppo solo eccezioni che non possono risollevare il settore vinicolo.

In questi giorni di “pre-Vinitaly” sono tre le domande rivolte ad alcuni importanti personaggi del settore vinicolo italiano. Può il Paese primo produttore vivere di solo export, con i rischi rappresentati dalle fluttuazioni monetarie e dalle agguerrite politiche di marketing e distribuzione dei competitori dei cosiddetti Nuovi Mondi? Il gap del mercato italiano è di natura economica, culturale o è un problema di comunicazione? Perché al contrario il trend dell’export è in crescita? Il confronto è aperto, e ovviamente come è naturale che sia, i pareri di questi personaggi sono discordanti tra loro. Allora voglio anche io nel mio piccolo provare a rispondere ai tre interrogativi.

Può il Paese primo produttore vivere di solo export, con i rischi rappresentati dalle fluttuazioni monetarie e dalle agguerrite politiche di marketing e distribuzione dei competitori dei cosiddetti Nuovi Mondi? Ovviamente no! Non solo per le fluttuazioni monetari, ma soprattutto per le agguerrite politiche di marketing e distribuzione dei competitori esteri decisamente più organizzati e moderni di noi. Loro non hanno come noi una cultura vinicola nazionale così radicata nelle tradizioni. Loro possono agire direttamente sulle classiche leve del marketing, senza farsi troppe domande. Insomma possono trattare il vino come un mero prodotto. Noi invece abbiamo una tradizione da difendere, e soprattutto da promuovere con continuità e senza scendere a compromessi. E’ vero all’esterno c’è un grande mercato che aspetta solo di essere conquistato, ma il mercato interno non deve essere assolutamente trascurato. Ne va della nostra tradizione, la nostra cultura millenaria. Ai piccoli e medi produttori vinicoli italiani consiglio di non guardare alle esportazioni come la soluzione ai cali delle vendite interne. Soprattutto se non siete in grado di utilizzare il marketing nel modo corretto. Se non riuscite a vendere il vostro vino nel mercato interno, come pensate di riuscirci all’estero dove la competizione è di gran lunga superiore? Il mio consiglio è di lasciar perdere. Lasciate il compito alle grandi aziende vinicole italiane. A quelle che hanno un management dedicato, e conoscenze giuste per far bene all’estero. Dedicatevi invece al mercato interno, ma seriamente, sfruttando magari le potenzialità della rete. Perché la sola qualità del prodotto oggi non è più sufficiente a garantire il successo di una cantina. Infatti non solo la produzione, ma anche tutti gli altri processi aziendali sono importanti in ugual misura. I vari processi aziendali sono tutte maglie della medesima catena, basta trascurare uno solo dei processi, per esempio la comunicazione, che l’azienda alla lunga rischia di cedere terreno e quote di mercato alle aziende meglio organizzate. La parola d’ordine oggi è innovazione, e non mi riferisco al processo produttivo che sia chiaro.

Il gap del mercato italiano è di natura economica, culturale o è un problema di comunicazione? E’ di natura economica perché negli ultimi dieci anni, dopo il passaggio all’euro, il potere di acquisto di tutti gli italiani si è ridotto di parecchio. Quindi si va meno al ristorante, e soprattutto si bevono vini meno costosi, indipendentemente dalle classi sociali di appartenenza. I prezzi di alcuni vini in passato erano gonfiati all’inverosimile, e non solo nei ristoranti, ma anche alla sorgente, cioè in cantina. Parte del gap sarà colmato solo con un recupero del potere di acquisto degli italiani. Il gap è anche di natura culturale, ma non lato consumatore, ma al contrario lato produttore. La cultura del vino è nel DNA degli italiani perché fa parte della nostra tradizione da secoli. Quindi non hanno bisogno di essere educati al vino, non devono diventare tutti degustatori di vino professionisti, non è necessario. Basta una sana educazione di base e niente altro. Come a scuola quando tutti noi abbiamo studiato matematica, non ci è stato chiesto di studiare tutta la matematica nella sua interezza, ma essenzialmente solo le basi. Il gap è si culturale, ma solo a causa dei produttori che continuano a lavorare come 20, 30, 40 anni fa. Le nuove leve non trovano spazio perché i loro nonni e i loro padri sono ancora al comando esattamente come in passato. Manca il collegamento generazionale tra i produttori e i consumatori di vino. Non c’è comunicazione tra le due categorie. Spesso le nuove leve studiano enologia invece di economia aziendale e marketing. La pratica, cari produttori, la si può imparare sul campo, dalle generazioni più vecchie. I produttori hanno vissuto per anni con l’idea che il vino si vendesse da solo, bastava solo puntare sulla qualità. Oggi invece tutto è cambiato, bisogna comunicare il vino. Ed eccoci arrivati alla terza causa. La comunicazione. La scarsa comunicazione. Purtroppo oggi il mercato vinicolo è altamente competitivo dal punto di vista produttivo, cioè la qualità media dei vini continua a crescere, quindi la battaglia si sposta automaticamente sul marketing e la comunicazione. Comunicazione che deve essere totale, e sfruttare tutti i canali possibili.

Passiamo adesso alla terza ed ultima domanda. Al contrario il trend dell’export è in crescita? Il trend dell’export è in crescita perché i prezzi medi dei nostri vini sono scesi. La crisi economica ha colpito un po’ tutti quindi è logico che anche i distributori e i consumatori all’estero cerchino prodotti meno cari senza perdere in qualità. C’è stato un periodo addirittura in cui il cambio con le altre valute, in special modo con il dollaro, era decisamente a nostro favore. Inoltre, tantissime cantine, ancora più che in passato, hanno cercato uno sbocco all’estero per vedere il vino che non riuscivano a vendere nel mercato interno. E’ un po’ come nel calcio se aumentano in numero i tiri in porta, aumentano anche i gol, perché aumenta la probabilità di fare centro. Quindi se aumentano le cantine italiane che premono sul mercato estero aumentano di conseguenza le vendite. Comunque i risultati non so se siano proprio confortanti, per esempio in Olanda, dove io vivo, nelle grandi distribuzioni e nelle grandi catene di enoteche vedo vini italiani di marche note a prezzi decisamente stracciati, anche al di sotto dei 3 euro. E non parlo di vini messi sul mercato da imbottigliatori sconosciuti ma di marchi conosciuti. Questo mi fa pensare che in tanti si siano dati da fare per svuotare i magazzini. A tutti i costi!

Concludo questo articolo dicendo che mi piacerebbe conoscere il parere anche dei produttori di vino. Quindi non esitate a lasciare un commento.

A volte ritornano: Tenute Dettori

Questa mattina controllando la posta elettronica ho trovato una newsletter delle Tenute Dettori. Non sono frequenti le newsletter di questa bella realtà sarda con sede a Badde Nigolosu, e quindi l’ho immediatamente letta. Il contenuto del messaggio era il seguente: “Dopo 5 anni ritorniamo al Vinitaly. Ci troverete nel “Gruppo Sardegna”: Pad. 7B – stand A3-C7. Abbiamo fatto tanta strada grazie al vostro affetto ed alla vostra fiducia. Per tutti voi in degustazione le annate correnti, le annate storiche (tutte) e importanti anteprime: come: il Dettori Bianco 2007, l’Ottomarzo 2007 ed il Chimbanta&Battoro 2006. Un caro saluto. Famiglia Dettori.”

Beh, nulla di male se non fosse che io ricordo ancora una loro newsletter, penso quindi di 5 anni fa, nella quale annunciavano la loro assenza dal Vinitaly. Il contenuto del messaggio era grossomodo il seguente: “Spiacenti ma da quest’anno non saremo più presenti al Vinitaly. Il successo avuto dai nostri vini, e quindi la folla di visitatori al nostro stand ci impedisce di lavorare tranquillamente, e seguire attentamente i nostri clienti.” Il contenuto di quel messaggio era così forte e chiaro, che alle mie orecchie suonava anche un tantino arrogante. E pensai subito, ecco qui un’altra cantina che si è fatta un nome, e snobba il Vinitaly perché non lo ritiene più utile al proprio business. Gli affari vanno bene, i clienti ci sono, perché andarci? Adesso con questa nuova newsletter la domanda sorge spontanea, perché adesso dopo 5 anni ritornano? Un calo delle vendite? Probabile! E invece No! Leggete il commento del diretto interessato. E visto che ci siete visitate anche il sito della cantina Tenute Dettori.